Il centro “Reggio Est” verso la chiusura
Il circolo Arci non riceve da tempo i soldi dal Comune per le bollette, tolta la convenzione anche al bar in piazza Secchi
REGGIO EMILIA. Esiste un luogo in una delle zone più avvilite della città che è una piccola oasi di integrazione in un deserto di degrado. Si tratta del Centro d'incontro Reggio Est, un circolo Arci che da molti anni è un punto di aggregazione per le famiglie e i residenti di via Turri, una vera e propria istituzione per i bambini del quartiere. Lì persone di tutte le etnie si ritrovano per passare una serata in compagnia, per trovare assistenza legale in caso di difficoltà, per imparare l'italiano e soprattutto per sentirsi meno soli in una zona che tutti vogliono dimenticare.
Ora però la sopravvivenza di questo luogo è messa a dura prova da seri problemi economici, dovuti ai ritardi del Comune nel rimborsare al circolo il costo delle utenze. Come associazione di promozione sociale infatti il centro è convenzionato con l'Amministrazione e da essa trae i fondi necessari per la sua sopravvivenza. Fondi che nel 2015 sono stati ridotti al pagamento delle sole bollette, anticipate dagli amministratori del circolo e poi rimborsate dalle casse comunali.
«Da diverso tempo, senza che nessuno ce ne dia spiegazione - dichiara preoccupato Giovanni Guatelli, presidente del centro Reggio Est - il Comune non ci rimborsa più le spese delle utenze. E il nostro conto corrente è a zero, la prossima bolletta non potremo pagarla se la situazione non cambia e lì sarà un vero dramma. Non riusciamo a capire perché non ci diano risposte, non vengano a parlare con noi. Un nostro collaboratore va regolarmente negli uffici comunali ma non abbiamo mai avuto un dialogo soddisfacente». E se davvero il circolo dovesse chiudere sarebbe una sconfitta per tutti, soprattutto per il lungo e difficile processo di integrazione di un quartiere che è al 70% popolato da stranieri e che ha dei gravi problemi di sicurezza, immigrazione irregolare e prostituzione. E proprio per arginare queste dinamiche il centro fu creato circa dieci anni fa, come presidio e punto di contatto fra le istituzioni e i residenti della zona. Un modo per far sentire gli “invisibili” più sicuri e meno soli. «Tutte le iniziative che mettiamo in campo hanno una grande partecipazione - prosegue Guatelli - e questo ci sprona ad andare avanti. Penso agli incontri la domenica sera dalle 20.30 alle 23 con decine di ragazzi di ogni etnia che parlano, ballano e si scambiano le loro storie. O i corsi per imparare l’italiano, quelli per la lingue araba, l’associazione “Avvocato di strada” che garantisce assistenza legale anche a chi non potrebbe permettersela, i gruppi scout».
E se tutto questo dovesse chiudere sparirebbe forse l’unica voce di chi si batte per migliorare una periferia scomoda alla politica, isolata, con problematicità ormai incancrenite negli anni e che ora sono di difficile soluzione. Una periferia così vicina al centro storico eppure così lontana, che spesso subisce un trattamento diverso rispetto alla vicina via IV novembre. Poche centinaia di metri che segnano un confine fra una zona ancora a maggioranza italiana che si sta tentando di riqualificare con eventi e annunci, e un’altra che invece parla cinese e africano e che si vuole buttare nel dimenticatoio. Come dimostra anche la chiusura del bar in piazza Domenica Secchi, altro picchetto contro l’illegalità e punto di ritrovo per i residenti che viveva grazie a una convenzione con il Comune. Convenzione che pare sia stata interrotta, così come le voci dei ragazzini che lì giocavano, prendevano un gelato o un ghiacciolo, organizzavano feste e eventi. Al suo posto sono tornati i cartoni vuoti di vino, lo sporco, il degrado.
«In via Turri i miei studenti giocavano per strada e soprattutto nella piazza - scrive amareggiata Lorenza Franzoni, insegnante di scuola media - come in nessun altro luogo della città. Si sentono sicuri. Ora è tutto chiuso. Al Centro d’Incontro invece frequantano il doposcuola gratuito e la domenica sera vanno a esibirsi nel ballo acrobatico. Adesso però non ha più soldi per pagare le utenze e chiuderà, mentre il Comune prende tempo, rimanda decisioni e incontri».
Il problema del Reggio Est, rispetto ad altri circoli Arci, è l’impossibilità di autofinanziarsi e quindi la totale dipendenza dal portafoglio comunale. «La difficoltà maggiore - conclude Guatelli - sta nel pagarci da noi le attività che vanno dal doposcuola, alle serate, ai tesseramenti Arci. Non viviamo di contributi numerosi, non abbiamo molti soci frequentatori italiani in grado di aiutarci e il bar che abbiamo fa scarsissimi introiti. I ritardi nei rimborsi ci hanno fatto esaurire il nostro piccolo tesoretto. Quello che chiediamo è di intestare le bollette direttamente al Comune e non a noi, in modo tale da non dover anticipare nulla e da non dover rischiare di chiudere i battenti per una difficoltà dell’Amministrazione che non si capisce da dove arrivi».
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