Gazzetta di Reggio

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Obesità infantile I giochi all’aperto fanno la differenza

di Ambra Prati
Obesità infantile I giochi all’aperto fanno la differenza

A constatarlo uno studio condotto dai pediatri reggiani «Aiuta anche avere madri con un alto livello d’istruzione”

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REGGIO EMILIA. Sovrappeso: le bambine in età prescolare, con una mamma dall’alto livello di istruzione, hanno più probabilità di dimagrire, soprattutto se giocano all’aperto. E’ una delle evidenze constatate da un studio sulla prevenzione dell’obesità infantile (dai 4 ai 7 anni) condotto dai pediatri della provincia e coordinato dai dottori Paolo Giorgi Rossi, Serena Broccoli e Annamaria Davoli dell’Ausl, studio pubblicato su “Pediatrics”, prestigiosa rivista dell’“American Academy of Pediatrics”. Scopo della monografia è prevenire l’obesità nei bambini sovrappeso; per questi ultimi si intende coloro che superano l’85esimo percentile di massa corporea, al di sopra della media ma non ancora obesi, visto che l’obesità viene classificata dal 95esimo percentile in poi: nel Reggiano, si tratta di circa un migliaio di piccoli su un totale di 5.700 ogni anno. Alla ricerca hanno aderito tutti i pediatri di libera scelta della provincia (circa 80), coinvolgendo 400 bambini. «Per avere risultati attendibili, serviva un campione statisticamente rilevante - spiegano i dottori Giorgi Rossi e Broccoli - questo ci ha consentito anche di attenerci al volume dei bimbi sovrappeso di quella fascia d’età che un singolo pediatra visita in un anno, rendendo l’applicazione sostenibile». L’intervento è partito dal misurare il bimbo in altezza e peso per stabilire quale era l’indice di massa corporea. «In questa fase si è svolta anche una diagnosi motivazionale per capire se i genitori erano disposti al cambiamento o non riconoscevano il problema, poiché in tal caso forzare può essere controproducente - rilevano i ricercatori - alle famiglie interessate è stato proposto un percorso motivazionale». Il campione è stato randomizzato in due gruppi da 200 bambini ognuno: le famiglie che seguivano i cinque colloqui motivazionali annui e quelle ai quali sono stati suggeriti semplici consigli. Tutti sono stati rivisti dopo un anno. I colloqui motivazionali servivano per contrattare obiettivi. «Prima si identifica cosa non ti piace della tua condizione e poi cosa sei disposto a fare per cambiarla: piccoli traguardi, ad esempio andare a scuola in bici anziché in macchina», proseguono i dottori. Le sorprese non sono mancate: «Abbiamo osservato che dopo un anno i piccoli che si sono sottoposti ai colloqui motivazionali, soprattutto le bambine, hanno avuto cambi di passo apprezzabili rispetto all’altro gruppo: in particolare le femmine con mamme di istruzione superiore. Determinanti le madri diplomate o laureate, mentre non c’è una relazione diretta con il titolo di studio del padre». Altra sorpresa: più dell’alimentazione e dei corsi all’ultimo grido, la differenza la fanno i giochi quotidiani in cortile. «Garanzia di maggiori benefici è stato l’incremento dell’attività fisica non organizzata: non lo sport due ore a settimana ma il movimento fisico all’aria aperta». Quanto alle abitudini alimentari «il salto qualitativo immediato si riscontra limitando i dolci e le bibite».

Nota dolente: «Quando il lavoro è terminato, dopo un anno il vantaggio si era quasi del tutto perso - proseguono Giorgi Rossi e Broccoli - questo ci dice che l’intervento deve essere continuo e duraturo».

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