Gazzetta di Reggio

Reggio

Profughi in questura «Questo cibo non ci piace»

di Jacopo Della Porta
Profughi in questura «Questo cibo non ci piace»

Una quarantina di richiedenti asilo ha occupato ieri gli uffici di via Dante Sotto accusa i pasti serviti nella mensa scelta dalla Dimora d’Abramo

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REGGIO EMILIA. Da Macerata a Belluno, a Brescia. E ora anche qui. La protesta del cibo da parte dei richiedenti asilo - che da un anno a questa parte sta riguardando molte città italiane - ieri ha toccato anche Reggio. Una quarantina di richiedenti asilo si sono presentati in massa in questura per lamentarsi del modo in cui vengono preparati gli alimenti nella mensa che frequentano ogni giorno. Poco prima delle 13 ieri hanno occupato gli uffici di via Dante e hanno chiesto di poter esporre il proprio problema.

Gli agenti hanno prima di tutto cercato di capire le ragioni di questa “invasione” pacifica, ma ovviamente rumorosa, e poi chiesto cortesemente al gruppo di non occupare l’ingresso della questura.

Il questore Isabella Fusiello, subito informata, è intervenuta in prima persona e ha ricevuto due immigrati, mentre gli altri dopo un po’ se ne sono andati.

Nel confronto con il questore è emerso che i pachistani non sono contenti di come vengono preparati gli alimenti in una mensa pubblica della zona stazione. Non è un problema di qualità del cibo, ma di cottura e condimenti.

La polizia, dopo aver ascoltato le ragioni della protesta ha spiegato ai due asiatici che quella tematica non è di competenza della questura. Quindi, è stato chiesto l’intervento della Dimora d’Abramo, che gestisce i richiedenti asilo nella nostra provincia e ha stipulato la convenzione con la mensa della zona stazione. Un rappresentate della cooperativa sociale è intervenuto in via Dante per prelevare i migranti e proseguire il confronto altrove. Ma come mai i pachistani sono andati in massa in questura? Perché un lavoratore della mensa di fronte alle rimostranze ha tagliato corto invitando i migranti a rivolgersi alla polizia. Invito che è stato accolto, anche perché molti hanno approfittato della situazione per chiedere informazioni per la loro pratica. Insomma, dietro a questo gesto emotivo, di protesta per motivi gastronomici, ci sta anche e soprattutto la condizione di persone che da mesi vivono in una attesa che può diventare snervante.

Del caso si occupato in prima persona il presidente della Dimora d’Abramo Luigi Codeluppi. «La qualità del cibo della mensa di via Eritrea non è in discussione - spiega -. Anche i nostri operatori vi mangiano. I richiedenti asilto vengono da una ventina di nazioni diverse e dunque possono insorgere degli equivoci come questo, per quanto si faccia il possibile per andare incontro alle esigenze di tutti. Ma si tratta di casi isolati. Nel Reggiano gestiamo 760 persone e in due anni non ci sono stati problemi particolari».

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