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Roulotte bruciate al campo di Masone Sassi: «Vi aiuteremo»

di Leonardo Grilli
Roulotte bruciate al campo di Masone Sassi: «Vi aiuteremo»

REGGIO EMILIA. Aveva perso tutto nell'incendio che il 20 aprile aveva distrutto la roulotte dove abitava con la sua famiglia. Compresa la carrozzina che gli permetteva di spostarsi e di andare a...

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REGGIO EMILIA. Aveva perso tutto nell'incendio che il 20 aprile aveva distrutto la roulotte dove abitava con la sua famiglia. Compresa la carrozzina che gli permetteva di spostarsi e di andare a scuola. Ma ora per Johnny, ragazzo 21enne e tetraplegico che abita nel campo nomadi di via Asseverati, a Masone, la vita potrebbe presto tornare alla normalità. Matteo Sassi, assessore al Welfare di Reggio Emilia, ha infatti dichiarato dopo la sua visita al campo di martedì scorso che «la carrozzina, compatibilmente con i tempi previsti dalle procedure sanitarie, dovrebbe arrivare in pochi giorni».

Johnny è affetto da una grave disabilità, che lo rende totalmente dipendente dalla sua famiglia. Frequenta la quarta dell'Istituto Don Zefferino Jodi, vive con la madre e la sorella e dopo il rogo sono stati costretti a trasferirsi in un'altra roulotte di tre metri per tre, prestatagli da un amico. Appena si è saputa la notizia del rogo tutti si sono mobilitati per dare una mano alla famiglia. Dalla scuola alle associazioni di volontari, la raccolta di vestiti e altro materiale è partita immediatamente e una carrozina è stata trovata. Ma non è adatta alle esigenze di Jhonny, ed è solo una soluzione provvisioria in attesa che arrivi quella originale.

«Ho parlato con gli abitanti del campo e con la famiglia del ragazzo - ha spiegato Sassi dopo la visita -hanno già avuto un confronto con gli assistenti sociali e stiamo lavorando alacremente per risolvere al più presto la loro situazione. A partire dall'alloggio, vogliono restare nelle roulotte pur potendo accedere facilmente a una casa comunale e dobbiamo rispettare questa volontà». E se questa richiesta potrebbe sembrare strana, così non è per chi conosce la cultura Sinti, che ha le sue peculiarità e le sue caratteristiche. Che vanno rispettate, sempre nell'ottica dell'integrazione dei popoli e delle minoranze. «Qui a Reggio abbiamo una delle comunità Sinti più numerosa e antica dell'Emilia-Romagna - ha proseguito l'assessore - alcuni sono qui da prima che io nascessi, sono tutti cittadini italiani e sono integrati nei quartieri dove abitano. Ma le loro tradizioni vanno rispettate». Sul territorio reggiano sono quattro i campi nomadi: oltre a quello di Masone gli altri sono in via Gramsci, in via da Genova e ad Ancini, per un totale di circa 300 persone.

«La cosa che mi ha fatto davvero piacere - ha continuato il vicesindaco - è che durante la visita non ho visto bambini. Questo vuol dire che erano tutti a scuola e che la lunga strategia di integrazione sta finalmente dando i suoi frutti. Si tratta di un percorso lungo e complesso, che deve tenere conto delle politiche abitative, sanitarie e sociali. Come appunto la scolarizzazione, o l'esigenza di spostarsi da un campo all'altro e di vivere nelle roulotte».

Ma la storia di Johnny sembra unire più che dividere, e scongiura il pericolo più grande quando si parla di popolazioni nomadi: il populismo. «Non abbiamo mai creduto - ha concluso Sassi - che ci sia un rapporto tra criminalità o devianza sociale e l'appartenenza a questa o quella cultura. Il ragionamento populista del pericolo pubblico vuole fare di questo popolo un capro espiatorio. Non neghiamo che ci sia un problema di devianza in certi contesti, ma quando c'è è causata dalle cattive condizioni sociali e va affrontata in modo maturo. Ecco perché la scolarizzazione ha un ruolo fondamentale in questo percorso».

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