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«L’omicida sta dentro, può uccidere ancora»

«L’omicida sta dentro, può uccidere ancora»

Bibbiano: pesa nella decisione del gip Ghini il rancore del 37enne nei confronti anche del padre

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BIBBIANO. Rimane in carcere il 37enne Major Singh che nella notte fra lunedì e martedì ha ucciso il fratello maggiore Lakhvir, colpendolo ripetutamente alla testa con una sorta di spranga.

L’ha deciso il gip Giovanni Ghini – nell’ambito dell’udienza di convalida dell’arresto – rimarcando come l’indiano debba rimanere in cella perché c’è il pericolo che possa commettere altri atti violenti. Una valutazione del giudice che affonda le radici nel movente confessato dallo stesso assassino, cioè il rancore covato perché aveva pian piano scoperto di essere stato gabbato dal fratello, d’accordo con il padre, relativamente ad alcuni investimenti in terreni fatti in India. Insomma, se il padre è stato “risparmiato” nella notte dell’orrore, può comunque rimanere un obiettivo del figlio. Ma per il momento l’omicida non andrà in carcere: per farla finita ha ingerito quasi mezzo litro di un detergente, il che gli ha causato lesioni serie agli organi interni, da qui la decisione dei medici di un ricovero non breve all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio. Il 37enne è quindi piantonato in una stanza dove dovrebbe rimanere per alcune settimane.

Oggi è il giorno dell’autopsia voluta dal pm Giulia Stignani – che coordina le indagini dei carabinieri – perché sulla dinamica dell’omicidio vi sono ancora dei punti da chiarire. Nel racconto del garzone (difeso dall’avvocatessa Carmen Pisanello) la resa dei conti, all'una di notte, nella stanza del fratello dove era entrato per chiedergli per l'ennesima volta i soldi, sarebbe culminata in un corpo a corpo fra i due indiani, con Lakhvir che cerca di disarmarlo, ma finirà per soccombere sotto le ripetute sprangate alla testa. Ma la ricostruzione dei carabinieri è diversa e "parla" di un’aggressione premeditata (e non un feroce assalto d'impeto) mentre il fratello stava dormendo. Da tempo Major sospettava di essere stato raggirato, da tempo si era procurato nell’officina del caseificio l’arma usata per uccidere (in cui sono state trovate “tracce” compatibili con l’aggressione). Come ha indicato lo stesso omicida si tratta «di un tubo da idraulico di circa un metro con una curva nella parte finale». (t.s.)

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