Maggiordomo infedele era il basista della rapina in villa
Un 65enne di Ventasso arrestato dalla squadra mobile di Parma, dove aveva lavorato per 30 anni al servizio di un imprenditore, poi vittima della brutale rapina.
VENTASSO. Era stato per trenta anni fedele collaboratore domestico. Lo chiamavano tutti maggiordomo ed era tanto vicino alla famiglia da essere diventato pure collaboratore fidato nell'attività professionale del proprietario, residente alle porte di Parma. Giunto alla pensione, ha salutato tutto e si è trasferito da un giorno all'altro in Moldavia, paese di origine della moglie.
Nel frattempo l'abitazione che aveva curato per trent'anni, di proprietà di Aldo Maria Ferrari, noto professionista parmigiano, veniva saccheggiata da due rapinatori con tanto di violenze ai danni dell'ignaro proprietario 71enne. Proprio il fidato maggiordomo, è risultato essere la mente di quel raid andato in scena lo scorso 16 luglio a Martorano, signorile frazione alle porte di Parma.
Il 65enne Luigi Manici, originario dell'Appennino reggiano, è stato arrestato dagli uomini della squadra mobile di Parma una volta fatto ritorno in Italia: ormai infatti pensava di averla fatta franca.
Lo scorso 16 febbraio gli agenti della questura di Parma, grazie alle riprese delle videocamere di sorveglianza della villa svaligiata, avevano già fermato i due esecutori materiali del colpo. In manette erano finiti due moldavi di 30 e 31 anni.
Manici, leggendo le cronache giornalistiche, pensava che la storia fosse considerata già chiusa dagli inquirenti e così ha voluto fare ritorno nella sua casa in provincia di Reggio Emilia, nel comune di Ventasso. Non era così. A tradirlo c'erano infatti alcune immagini, sempre delle videocamere della villa, dove, due giorni prima del colpo, era ritratto in compagnia di uno dei due ladri. Un primo indizio fatale che ha poi portato la polizia a chiudere il cerchio attorno di lui.
Ora il 65enne è nel carcere di Reggio Emilia e dovrà rispondere delle accuse di rapina aggravata, sequestro di persona e lesioni aggravate. Nella sua casa reggiana gli inquirenti hanno poi trovato anche 500 monete da collezione, pezzi pregiati che aveva sottratto al suo ex datore di lavoro, appassionato di antiquariato: dovrà rispondere anche del reato di appropriazione indebita.
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