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L’ira dei pescatori: «Da predoni a vittime»

L’ira dei pescatori: «Da predoni a vittime»

Boretto: Matteoli della Fipsas: «Il servizio di Sky sul bracconaggio nel Po ha ribaltato la realtà»

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BORETTO (REGGIO EMILIA). Ha suscitato non poche polemiche il servizio dedicato al bracconaggio sul fiume Po andato in onda mercoledì sera su Sky, all’interno della trasmissione Vice, che si occupa di approfondimenti.

Nel servizio – durato complessivamente circa 25 minuti – la giornalista Silvia Boccardi ha osservato da vicino le operazioni della polizia provinciale di Ferrara, impegnata a recuperare le reti lasciate in acqua dai bracconieri, e ha intervistato diversi pescatori (tra cui il reggiano Vitaliano Daolio), seguendo il percorso dei siluri pescati nel grande fiume che poi finiscono nei mercati ittici e sulle tavole, soprattutto nei paesi dell’Est. Ma a irritare il mondo dei pescatori sono state le interviste a un gruppo di pescatori rumeni, ripresi nel corso di attività notturne poco lecite, durante le quali spiegavano di essere quasi «costretti» a vivere nell’illegalità, per procurarsi cibo e guadagno.

A rappresentare la voce dei pescatori è il presidente della Fipsas italiana (Federazione pesca sportiva) Ugo Claudio Matteoli: «Un servizio televisivo assurdo, irrispettoso, mistificatore della realtà – commenta con durezza – in cui tutte le posizioni sono state ribaltate e in cui i carnefici sono stati addirittura dipinti come povere vittime. Questa è gente che guadagna in nero decine di migliaia di euro a notte, questi sono quelli che in questi anni hanno depredato le nostre acque di tonnellate e tonnellate di pesce di tutte le specie, e non solo di siluri come invece lasciava intendere il servizio. Sono quelli che lo immettono sui mercati senza nessuna licenza o controllo, portando sulla tavola di molti pesce contaminato e pericolosissimo». Matteoli è furioso: «Li hanno addirittura fatti parlare, ci sono andati a cena insieme e sono andati con loro, in barchetta a mettere le reti… le reti criminali con dei criminali. Sono loro che sentendosi con le spalle coperte si permettono di dichiarare apertamente ad una compiacente intervistatrice che sono venuti via dalla Romania perché là li avrebbero arrestati. Si sono resi complici di malfattori, invece di ascoltare le ragioni sacrosante dei residenti, dei pescatori di quelli che da anni ormai sono stati resi inermi anche da una politica distratta». La tensione, nell’ambiente della pesca, è alle stelle.

È di pochi giorni fa, in Romagna, la notizia di un pescatore mandato in coma in seguito a un’aggressione da parte di questi “predoni”, e nonostante gli incontri e i proclami sembra che la politica non abbia ancora realizzato la portata del fenomeno. Sulle sponde reggiane del Po i pescatori reggiani, di recente, hanno messo in piedi un’alleanza con i pescatori tedeschi titolari dei vari waller-camp per contrastare i criminali, ma la buona volontà non è sufficiente. (a.v.)

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