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Coca, morte sospetta Ai domiciliari il nigeriano indagato

REGGIO EMILIA. «Il mio assistito è indagato perché avrebbe venduto la cocaina al 37enne morto, ma al momento non vi sono elementi che indichino che quel decesso sia legato a droga tagliata male». Chi...

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REGGIO EMILIA. «Il mio assistito è indagato perché avrebbe venduto la cocaina al 37enne morto, ma al momento non vi sono elementi che indichino che quel decesso sia legato a droga tagliata male».

Chi parla è l’avvocato Alessandro Conti: difende il nigeriano 26enne Pascal Ebojbe che è accusato di spaccio di stupefacenti. La Mobile ha trovato un numero di telefono (in uso all’indagato e intestato fittiziamente ad un pakistano inesistente) sul cellulare del 37enne, in corrispondenza di chiamate. Un indizio che ha fatto partire una seconda e ben più pesante ipotesi investigativa, cioè la morte come conseguenza di altro reato: ora la droga trovata in possesso del nigeriano verrà incrociata con le sostanze rilevate nell’organismo dell’uomo deceduto. Sul punto avrà un peso l’esito dell’autopsia con annessi esami tossicologici. Nel frattempo Ebojbe non è più in carcere, ma agli arresti domiciliari come ha deciso il gip Antonella Pini Bentivoglio, cioè il giudice che in precedenza ha emesso l’ordinanza di arresto, su richiesta del pm Giacomo Forte. Le indagini avrebbero ricostruito 450 cessioni di droga da parte del nigeriano nell’ultimo anno. Al termine dell’interrogatorio di garanzia – in cui il 26enne (dipendente di una ditta di pulizie, sposato e con figli) non ha voluto rispondere alle domande del giudice – l’applicazione della misura restrittiva più soft. Vedremo se la sua situazione si aggraverà o meno nei prossimi giorni.

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