Gazzetta di Reggio

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La ricetta di Don Dossetti trova diviso il Pd reggiano

di Ambra Prati
La ricetta di Don Dossetti trova diviso il Pd reggiano

Roberta Ibattici: «Ad essere indegno è che il visto arrivi ai profughi dopo 18 mesi» Matteo Sassi: «Qui non si registrano creste o ruberie come in altri posti d’Italia»

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REGGIO EMILIA. «Non è vero che si sta spendendo male il denaro, qui non c’è qualcuno che si sta arricchendo. Reggio sta lavorando bene, contribuendo all’accoglienza di persone che lo Stato ha individuato come profughi». Il dibattito sui rifugiati - coda della “rivolta della pasta” inscenata da una trentina di pakistani in questura - tiene banco all’interno del Pd, ancora una volta diviso nei toni e nella sostanza. Se Matteo Sassi, che specifica di parlare come vicesindaco di Reggio e non come Sel, difende l’operato della Dimora di Abramo, la cordata di coop vincitrice dell’appalto della prefettura (750 profughi in città e provincia, che ci costano 9 milioni all’anno), Roberta Ibattici, in giunta ad Albinea e membro della segreteria provinciale Pd, è dubbiosa sui costi e sul sistema di accoglienza. Si parte dalle riflessioni di don Giuseppe Dossetti su «come possiamo utilizzare parte degli utili della Dimora per potenziare le commissioni e accorciare i tempi per la concessione dei permessi» e sul fatto che «se non riusciamo a fare di più per queste persone al di là del vitto e dell’alloggio allora diamogli 5 mila euro e rimandiamoli a casa».

Sul primo punto, è assolutamente d’accorso la Ibattici: «Ciò che tutti dovremmo trovare indegno è che le commissioni in Italia ci mettano dai 12 ai 18 mesi a decidere se una persona ha diritto a vedersi riconosciuto il visto per motivi umanitari o essere rispedito a casa. Ciò che tutti dovremmo trovare indegno è che in questo lunghissimo periodo teniamo le persone nel congelatore, in uno stato di limbo di gruppo, in cui la frustrazione può trovare valvole di sfogo. Una protesta pacifica di pochissimi per il pasto mi sembrerebbe poca cosa davvero. Spendiamo centinaia di milioni, molti che ci arrivano in realtà dall’Unione Europea, e che vanno ad alimentare l’economia locale, per tenere i richiedenti asilo in una situazione di limbo prolungata. Invece di dare risposte più celeri, in Germania 3 mesi, e spenderli bene: per aiutare nell’accoglienza vera chi si vede riconosciuto il diritto a restare, o per dare un piccolissimo aiuto al ritorno a chi rispediamo a casa perché quel diritto non ce l’ha».

Matteo Sassi fa quadrato sul piano di accoglienza made in Reggio, rispedendo al mittente anche la provocazione di don Dossetti: «Io non concordo con chi dice “diamogli qualche migliaio di euro e rispediamoli a casa”, perché è gente che fugge da guerre e carestie, la soluzione non è la moneta». Chi invece critica il piano d’accoglienza e le lungaggini burocratiche, lo saluta con un “benvenuto”. «Gli addetti ai lavori - spiega - lo dicono da anni, da prima di Mare Nostrum, è evidente che Stato e Ue dovrebbero affrontare il fenomeno in modo diverso, ma le condizioni che ci sono date al momento sono queste». Sulle risorse, «la prima accoglienza si fa con risorse europee e nazionali. Non un solo euro viene sottratto alle comunità locali». Premesso questo, Sassi sottolinea tre aspetti: «Parlo ai reggiani: se non fosse stato per qualche polemica un po’ pelosa, nessuno si sarebbe accorto che da due anni ci sono 750 persone accolte nella nostra provincia. Non ci sono stati problemi di ordine pubblico, non si registrano creste o ruberie come in altre parti d’Italia, ci sono esperienze di volontariato (in via Adua i rifugiati hanno pulito le strade per tre mesi) di grande valore. Le campagne mediatiche orchestrate ad arte rischiano di offuscare il modello positivo».

Eppure, sul “calcio in culo” di Giacomo Bertani Pecorari, il dirigente del Pd che si era espresso come un leghista sugli stranieri, sia Sassi sia Ibattici esprimono una condanna che in questi giorni ha rimbalzato su Facebook senza mai esplicitarsi a livello di partito (anzi, il sindaco Tagliavini ha difeso il suo ex assessore). «Questa espressione non si può equivocare; ma non mi interessa fare polemica con qualche esponente Pd di second’ordine»: così Sassi “secca” l’amministratore di Quattro Castella. «Molto superficiale: accade a chiunque di non ragionare a sufficienza», commenta Roberta Ibattici.

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