Sopralluogo col complice alla vigilia della rapina
Ventasso: emergono nuovi particolari sul ruolo del 65enne Luigi Manici L’ex maggiordomo aveva svelato a uno dei moldavi i segreti della villa assaltata
VENTASSO. Una visita fra amici con mogli al seguito, usata per scoprire tutti i dettagli della villa da saccheggiare.
Avevano organizzato tutto nel dettaglio gli autori della rapina del 15 luglio dello scorso anno a Martorano di Parma, ai danni del faccendiere Aldo Ferrari.
Fra loro, un ruolo centrale l’ha giocato il 65enne montanaro Luigi Manici, residente a Ventasso, per decenni aiutante di Ferrari – nelle vesti di maggiordomo – arrestato pochi giorni dagli agenti della squadra mobile della questura di Parma nella sua casa nell’Appennino reggiano, dove era appena tornato dopo nove mesi passati in Moldavia.
Manici è considerato il basista della rapina compiuta materialmente da due moldavi che erano stati arrestati a febbraio, Artur Clisevici e Ion Timotin, che fra le 22.30 del 15 luglio e l’una del 16 luglio, per quasi tre ore hanno rovistato per la villa dopo aver pestato Ferrari per ottenere informazioni ancora più precise.
Poco prima Luigi Manici – probabilmente per non destare sospetti – era partito per la Moldavia con la sua nuova moglie, originaria del paese est-europeo, dopo essersi licenziato improvvisamente.
Un addio ritenuto sospetto dagli investigatori, e le prove raccolte nei mesi seguenti hanno confermato l’ipotesi.
Nei giorni precedenti al colpo, Clisevici aveva visitato diverse volte la villa come addetto a un trasloco, e nell’ultima occasione aveva portato con sé la moglie. La scusa, l’amicizia fra la donna e la moglie di Manici, sua connazionale. In questo modo, Clisevici è potuto restare diverse ore nella villa di Martorano senza destare sospetti, e l’ha visitata assieme a Manici, che gli ha fornito indicazioni su passaggi e ingressi.
Oltre ad avergli probabilmente consegnato le chiavi della villa, perché i due rapinatori non hanno rotto alcuna porta per entrare nella residenza. Dal 15 luglio Manici è rimasto in Moldavia sino al 18 aprile, quando è tornato nella casa del suo paese natale, nel crinale reggiano, dove è stato arrestato. La polizia ha fatto indagini anche sulla moglie del 65enne, ma l’ipotesi che la donna possa aver fatto da tramite con i suoi connazionali: Manici aveva accessi e informazioni, e necessitava di persone decise per la rapina.
L’ipotesi di un coinvolgimento della donna, però, non ha trovato alcun riscontro investigativo e la cittadina moldava non è stata denunciata.
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