Gazzetta di Reggio

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E alla Caritas sempre più reggiani

La mensa di via Adua serve 60 mila pasti all’anno. Rinaldi: «Calano i clandestini»

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REDGGIO EMILIA. «Secondo un trend lieve ma costante, nell’ultimo quinquennio, alla mensa Caritas aumentano gli italiani in difficoltà e calano gli stranieri. Soprattutto, registriamo una diminuzione considerevole degli irregolari: non ne vediamo quasi più, non essendoci opportunità di lavoro, nemmeno saltuario, molti clandestini si spostano in altri Paesi europei oppure tornano in patria». Isacco Rinaldi, presidente della Caritas (la mensa di via Adua si alterna con le altre due mense di origine ecclesiale - quella del Vescovo e quella dei frati Cappuccini - per garantire tutto l’anno il vitto agli ultimi), sottolinea come, dove non arriva la legislazione, l’impietosa legge economica opera una selezione darwiniana: quello che accade sempre più spesso, quando lo straniero perde l’occupazione o una volta terminata la prima accoglienza, è che non ce la faccia più a sostenersi. La mensa Caritas assicura 150 pranzi e altrettanti asporti per la sera: 300 pasti al giorno, in un anno (220 i giorni di apertura) sono oltre 60 mila pasti, serviti a uomini o donne singoli poiché «in mensa non possono accedere famiglie, che vengono assistite tramite la rete dei centri d’ascolto territoriali Caritas - spiega Rinaldi - i pochi capifamiglia in mensa sono quelli che, avendo le utenze staccate, non possono cucinare, perciò prendono l’asporto da portare a casa». Tante le nazionalità che accorrono in via Adua, soprattutto dal Maghreb, dall’Africa subsahariana «e qualche donna dell’Est, badanti che hanno perso il lavoro da mesi e faticano a trovare un altro anziano da accudire».

Rinaldi descrive cosa c’è nel piatto: «Un pasto abituale: un primo, un secondo (carne, pesce o formaggi), un contorno e un frutto, a seconda delle donazioni». Difatti, a parte piccoli contributo del Comune e della Manodori, la mensa Caritas si sostiene con donazioni: «Le aziende ci conferiscono cibo prossimo alla scadenza o in esubero, i gruppi parrocchiali fanno raccolte alimentari, qualche cittadino ci portano chi la borsa della spesa chi 10 euro». Senza contare i volontari: dalle 15 alle 20 persone di ogni classe sociale che ruotano per ogni turno, «la ricchezza più grande». Il presidente Caritas però ci tiene a sottolineare una aspetto: «Per noi il servizio mensa è una parte di un percorso complessivo che tentiamo insieme ad una persona in difficoltà, ad esempio mensa gratis per un mese in cambio di un impegno della controparte. Altrimenti è assistenzialismo: l’obiettivo di un aiuto temporaneo è fornire gli strumenti affinché i poveri possano camminare sulle proprie gambe». (am.p.)

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