Irpef, calano i contribuenti ma il gettito sale del 4,2%
I pochi “paperoni” reggiani assicurano maggiori entrate nelle imposte locali L’assessore Notari: «È l’effetto dei redditi aumentati su aliquote ferme»
REGGIO EMILIA. Imposte locali: calano i contribuenti, ma sale il gettito dell’Irpef grazie a pochi “paperoni”. È quanto emerge dall’analisi dalle dichiarazioni dei redditi 2015, diffuse a inizio mese dal Dipartimento delle Finanze e ripresi dal Corriere della Sera, in cui Reggio Emilia risalta come la città dove l’Irpef ha registrato l’aumento più consistente in regione (+4,2%). Di certo, le imposte comunali – inversamente proporzionali al decrescere di quelle nazionali, visto che lo Stato gioca allo scaricabarile anche sul fisco – da diversi anni sono una spina nel fianco per il contribuente e la fonte principale delle casse comunali: solo a Reggio, nel 2015, la voce Irpef ha fruttato ben 13 milioni di euro.
«Il Comune, però, ha mantenuto le aliquote invariate nel 2015 rispetto all’anno precedente», spiega l’assessore al Bilancio, Francesco Notari. A differenza di altri enti locali limitrofi, come ad esempio Parma, che hanno imposto l’aliquota massima consentita (lo 0,8%), Reggio ha scelto l’opzione del ventaglio di quote per scaglioni di reddito, che sono cinque e vanno da un minimo di 0,49% a un massimo di 0,8% (limitatamente ai redditi lordi superiori ai 75mila euro). Sul fronte delle ultime fasce, Reggio rimane virtuosa, prevedendo l’esenzione totale per chi ha un reddito singolo fino a 15mila euro annui e collocandosi al secondo posto della classifica regionale dopo Rimini, dove la soglia è 17mila euro. Ma se le percentuali imponibili sono rimaste invariate, come è possibile che la pressione fiscale pro capite risulti maggiore? La spiegazione, secondo Notari, è nel calo del numero di contribuenti causa crisi e nel leggero ritocco all’insù dei più ricchi, con redditi lordi superiori ai 75mila euro e rientranti nello scaglione massimo.
«Noi le aliquote non le tocchiamo da tre anni, quindi se ci sono maggiori versamenti sono necessariamente derivanti dai redditi più alti; poiché i poveri esenti sono pari allo zero nel calcolo globale, basta una leggero incremento dei ricchi per determinare una lieve variazione di tassazione. Ciò non toglie che nulla è cambiato rispetto alla pressione fiscale del Comune».
Fin qui, quanto accaduto finora. Per quest’anno, il portafoglio dovrebbe essere salvo, poiché la Legge di Stabilità 2016 vieta l’incremento di qualsiasi tributo locale. Quindi Imu, Tasi (ormai azzerata) e addizionale comunale saranno riconfermate e resteranno ferme almeno questo giro; unica eccezione la Tari, la tassa rifiuti, che si concretizzerà in una bolletta salata. «Sono aumentati i costi di smaltimento rifiuti e, a cascata, è cresciuta anche la Tari. Tuttavia solo dell’1,7% rispetto allo scorso anno; significa che una famiglia che spende 100 euro avrà un rincaro di poco più di un euro».
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