Gazzetta di Reggio

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«Non so se potremo perdonare Major»

di Serena Arbizzi
«Non so se potremo perdonare Major»

Delitto di Bibbiano, il cognato dell’indiano ucciso a bastonate: «Non c’era odio fra i fratelli Singh, non capiamo il perché»

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BIBBIANO. Rifiutano di credere che un loro famigliare possa aver ammazzato suo fratello. Sono atterriti i parenti dei fratelli indiani Lakhvir Singh e Major Singh, rispettivamente vittima e omicida. Lakhvir è stato colpito da Major con ripetute sprangate alla testa nella notte fra lunedì e martedì della settimana scorsa. Il giudice, nell’udienza di convalida dell’arresto, ha sottolineato come l’indiano debba rimanere in cella perché è possibile che possa commettere altri atti violenti. La famiglia, come spiega Rajju Singh, fratello della vedova di Lakhvir e quindi cognato della vittima, non riesce ancora a credere alla tragedia.

C’era stato, in passato, qualche episodio che poteva far presagire odio e desiderio di vendetta da parte di Major nei confronti di Lakhvir?

«No, mai nulla – risponde Rajju Singh –. Noi sapevamo che andavano d’accordo. Che avevano diversi contatti, sia nell’ambito degli affari, sia per la famiglia. Non ci aspettavamo assolutamente quello che è accaduto. Per noi che professiamo la pace, anche per la nostra religione, sembra incredibile quanto avvenuto. Io lavoro nella stalla di via Madonna di Gavasseto e non avevo mai notato nulla di strano».

Quand’è stata l’ultima volta che ha parlato con Lakhvir?

«È stato quando è ritornato in Italia, il giorno prima che venisse ucciso. Lunedì pomeriggio abbiamo scambiato qualche parola. Lui era arrivato con la moglie da Birmingham, in Inghilterra».

Perché è venuto qui a Bibbiano?

«Lui voleva molto bene a suo padre e lo era venuto a prendere per portarlo a Birmingham. Voleva accompagnarlo in Inghilterra. Andavano molto d’accordo e lo voleva vicino».

Voi come avete saputo dell’omicidio?

«Abitiamo in via Madonna di Gavasseto, accanto all’abitazione dove è avvenuto l’omicidio quella notte maledetta. Improvvisamente, nel cuore della notte, abbiamo visto arrivare le forze dell’ordine. E abbiamo capito che doveva essere successo qualcosa di grave».

La vostra religione, il sikhismo, parla spesso di perdono. Riuscite a prendere in considerazione quest’ipotesi nei confronti di Major, dopo quello che è successo?

«Non lo sappiamo ancora. Siamo molto confusi. Dobbiamo ancora realizzare quello che è accaduto. Figuriamoci se siamo pronti per parlare di perdono».

Il funerale di Lakhvir è già stato fissato?

«Attendiamo per oggi che ci venga comunicato il nulla osta. Sappiamo che il magistrato ha dato il via libera, ma deve arrivare la comunicazione ufficiale. Poi sceglieremo il luogo dove la cremazione potrà essere più rapida. Forse Cremona, forse Brescia».

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