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la scoperta storica di jager bedogni e grasselli

«Su quel colle accanto al Bianello le trattative in vista del Perdono»

«Su quel colle accanto al Bianello le trattative in vista del Perdono»

QUATTRO CASTELLA. «Le trattative in vista del Perdono di Enrico IV da parte di papa Gregorio VII avvennero a Monte Zane», il colle più a Oriente dei quattro castellesi, a poca distanza dal Bianello....

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QUATTRO CASTELLA. «Le trattative in vista del Perdono di Enrico IV da parte di papa Gregorio VII avvennero a Monte Zane», il colle più a Oriente dei quattro castellesi, a poca distanza dal Bianello. Ne sono certi Donatella Jager Bedogni e Giuliano Grasselli, presidente e vice dell’Associazione amici di Matilde e del castello di Bianello.

«Monte Zane – spiegano i due appassionati di storia medievale – ultimo a ponente dei quattro colli appartenenti al Comune di Quattro Castella, custodisce tra una intricata vegetazione un avanzo di torre con coronamento alla cappuccina, traccia del castello costruito dai Canossa. L’importanza di questo complesso in epoca matildica ha ragioni, oltre che difensive, anche religiose. Qui infatti sorgeva la cappella dedicata a San Nicola, in cui si svolsero i preliminari tra Matilde ed Enrico IV prima dell’incontro di Canossa. Se Donizone, pur citando i luoghi, racconta che tutto avvenne a Canossa, l’esame critico delle vicende priva che re Enrico IV si recò prima a Bibianello (Bianello, ndr) ospite della Contessa. Matilde aveva già avviato la sua opera di mediazione tra lui e Gregorio VII, arroccato a Canossa, e discese dal Bibianello con l’abate di Cluny al castello di Monte Zane, con il compito di aprire le pratiche con Enrico».

«Per tre giorni, in frequenti convegni, discussero dell’assoluzione che l’imperatore chiedeva e che il pontefice negava. Il papa era avvisato quotidianamente di ogni proposta tramite continui viaggi di messaggeri. Alla fine del terzo giorno Enrico, quasi pronto a ripartire, giocò l’ultima carta e, recatosi alla cappella di Monte Zane, scongiurò la cugina (Matilde, ndr) e l’abate di farsi mallevadori delle sue promesse. Matilde in prima persona acconsentì e riuscì a piegare l’animo riluttante del pontefice».

Questa versione degli eventi, e più precisamente questa indicazione dei luoghi degli incontri avvenuti prima del Perdono di Canossa, secondo Grasselli e Jager Bedogni, «è ricavata dagli scritti di storici italiani e scarsamente utilizzata dai testi tedeschi che focalizzano su Canossa l’intera sequenza dei preliminari, creando forse una leggendaria quanto poco credibile permanenza di Enrico al freddo e al gelo fuori dalle mura di Canossa».

«Ben più credibile, invece, lo svolgersi delle trattative al castello di Monte Zane, quasi questa fosse una zona neutra tra il castello di Bianello, dove risiedeva Matilde, e quello di Canossa, dove il pontefice era ben scortato e difeso da qualsiasi attacco da parte dei germanici. Si può pensare a un servizio di sicurezza ben organizzato che tutelasse l’incolumità dei partecipanti alle trattative, soprattutto di Matilde e di Gregorio VII, che si erano trovati improvvisamente in casa l’incomodo e astuto re tedesco».

«E’ quindi impensabile – proseguono gli Amici di Matilde – che tutto questo non sia stato mai scritto e fatto ampiamente conoscere, soprattutto a coloro che oggi vivono in quei luoghi e che stanno riscoprendo l’importanza di avere tali beni e tali tesori. Così come impensabile è che, sotto gli occhi di tutti, quasi come le immagini di Palmira dei giorni nostri distrutta dalla guerra, questo storico torrione che si erge su Monte Zane cada a pezzi e nulla si faccia per il suo recupero. Eppure, se passeggiando sui colli ci si sofferma davanti alla grandiosa porta ogivale del torrione e dal sotto in su si contempla la sua imponenza, nessuno potrebbe mai giustificare tale abbandono, dovuto all’umana trascuratezza per il proprio patrimonio. Monte Zane parla ai suoi visitatiri e reclama attenzione».

«Per questo – concludono Jager Bedogni e Grasselli – l’Associazione Amici di Matilde e del castello di Bianello ha giustamente ripreso in mano la trattazione di questa parte di storia e intende rimediare a quanto non è stato fatto prima o è stato trascurato dalla cronaca dei ricercatori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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