Una poesia del reggiano Gino Belli nella canzone Voci di Zucchero
Il giornalista di Villa Minozzo racconta: «Gli avevo regalato il mio libro quattordici anni fa, due mesi fa Sugar mi ha telefonato chiedendomi se poteva usare qualche mio verso»
VILLA MINOZZO. Quattordici anni di silenzio, poi, come per incanto, il telefono squilla e dall’altra parte della cornetta la calda voce di Zucchero "Sugar" Fornaciari chiede: «Posso usare alcuni versi della sua poesia in una mia canzone?».
È stata una sorpresa al limite dell’irrealtà quella che il bluesman reggiano ha confezionato per il giornalista Gino Belli, nato a Villa Minozzo sessanta anni fa.
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«Ho conosciuto Zucchero più o meno 14 anni fa – racconta, ancora emozionato – quando era stato premiato con il “Coltellino d’oro” dalla sezione di Reggio del Consorzio del Parmigiano Reggiano. Al termine della conferenza ero rimasto a parlare con lui, abbiamo bevuto qualcosa e chiacchierato per ore e ore. Non abbiamo mai smesso di darci del lei ma eravamo in sintonia, ci capivamo, sembrava che ci conoscessimo da tempo. E così, al termine della bella serata, gli ho regalato il libro di poesie che avevo appena scritto, “Gli ultimi buoi”». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13190049:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/03/25/news/il-video-di-partigiano-reggiano-il-nuovo-singolo-di-zucchero-1.13190049]]
Mai avrebbe pensato che da un gesto così spontaneo e goffamente disinteressato sarebbe nata una collaborazione, ma la realtà – a volte – supera di gran lunga i sogni.
«Due mesi fa – conferma Belli ancora incredulo – Zucchero mi ha telefonato (la suoneria del cellulare, va detto, era “Guantanamera” dello stesso Fornaciari, ndr) e mi ha chiesto se poteva usare alcuni versi di una mia poesia, la prima della raccolta che gli avevo regalato, per un testo di una sua nuova canzone. Non potevo crederci – dice ridendo di gioia – Zucchero, il mio idolo, un artista che non solo rispetto ma amo, chiedeva a me di “aiutarlo”. Ho detto di sì, chiaramente, e con enorme piacere, e così, adesso, il mio nome compare in calce al brano “Voci”».
Sono state le immagini terragne della poesia “Tu non sei” di Gino Belli – così profondamente intrise dei silenzi e dei colori della bassa reggiana – a folgorare Zucchero. Le “radici”, le “nebbie”, i “pioppi”, i “cani”, i “matti” del poeta sono stati smembrati dal cantante e ricomposti in frasi diverse che sottendono, però, lo stesso paesaggio nostalgico e struggente.
«Sono nato in montagna – spiega Belli – ma da quando ho conosciuto la pianura me ne sono innamorato. La montagna è luce, la pianura è un’ombra in cui i suoni si perdono, i colori si confondono. Credo che Zucchero condivida questa mia visione, altrimenti non si spiegherebbe questa incredibile sorpresa, credo che abbia dentro di sè gli stessi pioppi e argini che ho io». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13379866:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/04/28/news/esce-black-cat-il-nuovo-album-di-zucchero-1.13379866]]
«Io vengo da un’altra terra, da un altro paese, da un’altra solitudine. Tu non sei di queste parti, non parli agli argini, non parli ai matti e i cani ti abbaiano», ha scritto Zucchero, qualche giorno fa, sul suo profilo Facebook, inserendo tra parentesi, ancora una volta, il nome di Gino Belli. «Un’altra grande emozione – commenta – perché non era tenuto a citarmi. Ma forse il futuro mi riserverà altre sorprese: alla fine della telefonata, Zucchero mi ha detto che tra un anno, forse, potremmo provare a fare qualcosa insieme. Chissà...».
Il testo di Voci (Namanama Version) – Zucchero
Voci di radici, di nebbia e di pioppi
che parlano agli argini e che parlano ai matti
voci nella testa, voci contro il tempo
che riempiono la vita restando nel silenzio
voci che non sento più
voci che sai solo tu
manca la tua voce, sai
mama don’t cry, mama don’t cry. (traduzione: mamma non piangere)
Voci di ricordi, giorni da balordi
persi nella noia di un’estate al bar
voci all’oratorio, voci in bocca ai preti
e a suore un po’ più audaci di quelle dei presepi
voci che non sento più
voci che sai solo tu
manca la tua voce, sai
mama don’t cry, mama don’t cry.
It’s been a long time (traduzione: è passato molto tempo), mama non sai
It’s been a long time
It’s been a hard time (traduzione: Sto passando un momento difficile), mama non sai
It’s been a hard time
sera di cera
calami dagli occhi
la notte è chiara
e c’è chi spera
ai piedi della sera.
Voci senza nome urlate a bocca piena
voci tempestose sognando l’altra riva
voci di padroni che abbaiano ai tuoi sogni
dove chi ha il guinzaglio non sono i veri cani
voci che non hanno un suono
che non sanno più chi sono
manca la tua voce sai
Mama don’t cry, mama don’t cry
Mama don’t cry, mama don’t cry
Mama non sai, mama don’t cry
La poesia di Gino Belli - Tu non sei
Tu non sei
di queste parti,
non hai radici
di nebbie e di pioppi
o il sangue confuso
dei matti del fiume.
Tu non sei
di queste parti,
sei il tempo che passa
e il tempo che resta,
sei altro da noi
che al primo respiro
dimentichiamo i nomi dei padri
e partiamo da soli,
sperando sguardi alle spalle.
Tu non sei
di queste parti,
non parli agli argini e ai sassi
e i cani
ti abbaiano.
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