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Buste arancioni in arrivo Cgil: «Calcoli farlocchi»

di Ambra Prati
Buste arancioni in arrivo Cgil: «Calcoli farlocchi»

La simulazione, secondo il sindacato, si basa su uno scenario del tutto irreale Soragni: «Si dà per scontato un lavoro stabile e una retribuzione crescente»

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REGGIO EMILIA. Da inizio aprile - ma nella nostra provincia stanno arrivando in questi giorni - l’Inps ha iniziato a spedire un primo lotto (150 mila lettere in tutta Italia, l’obiettivo è raggiungere 7 milioni di italiani) delle famose buste arancioni, che contengono un calcolo presuntivo della pensione futura (per il momento solo ai dipendenti privati, a quelli pubblici sarà inviata nel cedolino della busta paga entro fine anno) dei cittadini. Buste che, secondo la Cgil, sono una bella favoletta raccontata a minori ignari, aggravata da una discreta dose di malafede.

DESTINATARI. La simulazione, secondo le dichiarazioni dell’istituto di previdenza, «si rivolge principalmente agli assicurati che non hanno un’identità digitale», vale a dire coloro che sono sprovvisti del codice Pin che consente il calcolo on line dal sito web dell’Inps: l’istituto ha conteggiato 9 milioni di accessi di cui 4,5 milioni di simulazioni (il picco si è registrato tra i nati dal ’55 e al ’60 - il che non sorprende, visto che per fascia d’età sono i più interessati), un numero ancora troppo esiguo.

COSA CONTIENE LA BUSTA. Il plico contiene l’estratto conto contributivo pregresso, una «simulazione standard» della pensione, il rapporto fra pensione e ultima retribuzione e infine l’invito a dotarsi di Pin per provvedere da soli online. L’inghippo, secondo Rino Soragni, responsabile Cgil previdenza integrativa, sono proprio i parametri.

«Le stime Inps -spiega il sindacalista - si basano sul seguente scenario: un lavoro stabile, possibilmente lo stesso per tutta la vita e ben pagato; una retribuzione crescente, pari allo 3% annuo; una rivalutazione del montante contributivo pari ad un Pil dell’1,5%. Sarebbe bello: peccato che siamo nella fantascienza. Non esiste lavoratore che non abbia buchi contributivi tra un impiego e l’altro, soprattutto in questa periodo recessivo; retribuzioni al +3% sono molto lontane dai contratti nazionali stipulati negli ultimi anni; il Pil all’1,5% lo abbiamo avuto solo 4 volte negli ultimi dieci anni, quindi definire questo fattore (fondamentale) troppo roseo è un eufemismo». Insomma, per la Cgil la simulazione è edulcorata e ritoccata al rialzo.

«Non sono stime realistiche, al contrario si sovrastima. E’ da anni che chiediamo all’Inps una informativa sul tema, ma fatta così non è credibile, sono calcoli farlocchi - prosegue Soragni - questa prospettiva poteva andare bene negli anni ’60 e ’70, quando il lavoratore usciva da un’azienda ed entrava subito in un’altra e i conti pensionistici si calcolavano sugli ultimi anni di attività. Ora il lavoro non c’è più: ai giovani, che magari lavorano a voucher e versano 1,5 euro all’Inps, cosa stiamo raccontando? E ai disoccupati che riceveranno la busta? Molti la butterano nel cestino, e a ragion veduta».

LA GRANDE ILLUSIONE. Un prospetto così assemblato, secondo l’esponente Cgil, oltre che inutile, è pure dannoso.

«Se io faccio una simulazione con questi parametri immaginari e la invio al domicilio del lavoratore, quest’ultimo viene illuso che riceverà nella terza età anche il 70-80% dell’attuale reddito - prosegue Soragni - Mentre l’Inps fa queste valutazioni sovrastimate, il governo l’anno scorso ha aumentato la tassazione sul risparmio previdenziale e ha invitato i lavoratori a mettere il Tfr in busta paga: ora, con la busta arancione, si conferma la volontà di suggerire un futuro roseo».

Insomma, lo Stato esorta i cittadini a fare le cicale anziché le formiche, mentre per il sindacato dovrebbe promuovere campagne culturali a favore della pensione integrativa, «rete necessaria nei decenni bui a venire».

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