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Reggio ritrova il suo festival Undici anni portati bene

di Leonardo Grilli
Reggio ritrova il suo festival Undici anni portati bene

Inaugurata ieri la manifestazione ai Chiostri di San Pietro, mostre visitabili fino al 10 luglio Con Luca Vecchi il ministro Delrio: «Occasione educativa che invita alla partecipazione»

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REGGIO EMILIA. Sedie rosa per le strade, quadri e foto nei luoghi più inaspettati, reggiani di tutte le generazioni che si mischiano in un sincretismo di culture ed esperienze di ogni tipo. Questa è Fotografia Europea 2016, che ieri ha aperto ufficialmente le danze, o per meglio dire gli scatti, alla città. Ed è quando cala la sera che le vie di Reggio Emilia si animano, quando il sole si dà il cambio con una luce diversa: quella dei locali, dei musei e dei bar che ospitano le oltre 300 mostre che, tra circuito On e Off, animeranno le vite dei reggiani fino al 10 luglio. Tutte unite dal tema scelto per quest’anno: “La via Emilia. Strade, viaggi, confini”.

Ad inaugurare la manifestazione sono stati, ai chiostri di San Pietro, il sindaco Luca Vecchi, il ministro alle infrastrutture Graziano Delrio, il comitato scientifico composto da Elio Grazioli, Walter Guadagnini e Diane Dufur, Mariella Criscuolo del Mast di Bologna, la presidentessa dello Csac Francesca Zanella e l’assessore alla Cultura del Comune di Rubiera, Elena Lusvardi. Il clima è rilassato e tutto comincia quando arriva l’ospite speciale. Saluta tutti Delrio, sorride e abbraccia gli amici di sempre, sistema la cravatta fuori posto a Vecchi. E non si risparmia in battute quando gli viene chiesto della Grissin Bon: «Non fatemi parlare di questo argomento - scherza - già ci ho litigato con il presidente della Regione Lombardia». Il primo a parlare è Vecchi, che ricorda il valore che ha per la città Fotografia Europea: «Quando partì dieci anni fa questa manifestazione fu una scommessa, quella di rendere Reggio più internazionale attraverso la cultura. E dopo il successo di tutti questi anni abbiamo prodotto per l’undicesima edizione dei cambiamenti che possano rendere le prossime dieci ancora più significative». Prima delle quali la rete di collegamenti con le altre realtà, private e pubbliche. «Quest’anno - ricorda Vecchi - abbiamo creato una collaborazione con le città di Parma, Rubiera e Bologna, grazie anche al prezioso interessamento della Regione Emilia-Romagna. E così Fotografia Europea ha raggiunto tre principali risultati: quello di stimolare la creatività attraverso la fotografia, di contribuire alla rigenerazione urbana arrivando anche in realtà periferiche come la zona Stazione e quello di attivare nuove relazioni fra i cittadini grazie soprattutto al circuito Off».

Sui ricordi e sull’importanza della via Emilia ha invece insistito Delrio: «Ho vive nella mia mente le immagini di quando ero bambino, quando i vecchi si mettevano con le seggiole fuori casa per osservare le poche macchine che passavano. Oggi tutto è cambiato ma abbiamo la possibilità di rivedere la via Emilia con occhi nuovi, di ripensare il passato in chiave moderna». Non solo, ma la kermesse è anche «un’occasione educativa, perché educa la gente a scoprire la città, ad andare in luoghi che prima non conosceva, a partecipare grazie all’Off. Insomma, Reggio può davvero essere la capitale dell’educazione». Il comitato scientifico ha poi ricordato alcuni degli eventi principali della manifestazione, come la mostra sui grandi locali degli anni ’80 e ’90, Disco Emilia, allo Spazio Gerra. O gli artisti esposti ai Musei civici, raccolti attorno alla collezione Spallanzani. O l’omaggio a Walker Evans con più di 200 fotografie a palazzo Magnani. Ma l’elenco sarebbe lunghissimo, come la fila di persone che, un po’ appassionati e un po’ curiosi, scende per strada alla scoperta della città. E non importa che siate reggiani, emiliani o di altre nazionalità. I confini, quelli rappresentati negli scatti dei vecchi maestri e dei nuovi artisti, come d’incanto scompaiono. Per lasciare il posto a una città che diventa davvero, almeno per tre mesi, una capitale europea.

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