Skinheads, nuovo attacco a Caritas e Pd
Volantini contro le sedi reggiane e in tutta Italia: le accusano di essere centri di potere che lucrano sull’immigrazione
REGGIO EMILIA. Torna a farsi sentire il “Veneto Fronte Skinheads”. Dopo il blitz del 25 novembre scorso, quando a essere prese di mira erano state le sedi di Pd, Caritas (di Reggio e Correggio) e Dimora di Abramo, nella notte tra giovedì e ieri i militanti dell’associazione di estrema destra hanno ricoperto di volantini e striscioni il cancello d’accesso della Caritas di via dell’Aeronautica e la porta d’ingresso del Pd di via Gandhi.
E’ lo stesso movimento - attraverso il suo sito internet e comunicati inviati ad alcuni organi di stampa - a “pubblicizzare” l’incursione. Con riferimento preciso all’azione di sei mesi fa, costata la denuncia a piede libero di sei persone, tra cui il consigliere comunale di Reggiolo Manuel Negri.
«In quell’occasione il Veneto Fronte Skinheads aveva voluto simbolicamente colpire, pacificamente e solo a livello politico, le istituzioni che ammantate di filantropismo interessato, lavorano incessantemente per favorire l’immigrazione clandestina (mediaticamente travestita da crisi umanitaria), un’integrazione forzata che all’atto pratico rimane un totale fallimento, nonchè un triste e masochistico processo di cancellazione della nostra identità, cultura e tradizione» si legge nel comunicato diffuso. «Nel corso di questi sei mesi abbiamo visto che tutte le nostre accuse sono state suffragate da fatti di cronaca che hanno ampiamente dimostrato come la gestione dei profughi sia un business milionario con propaggini nel mondo della criminalità organizzata» prosegue la nota.
L’attacco è rivolto alla Caritas per la gestione degli abiti usati, raccolti negli appositi bidoni. «Buona parte degli abiti usati, donati dai cittadini per beneficienza e raccolti negli appositi contenitori, viene rivenduto ai mercatini dell’usato, invece di finire ai veri bisognosi, mentre solo una minima parte dei relativi guadagni viene poi destinato per lo scopo prefisso - va avanti - Per aver detto la verità abbiamo subito perquisizioni domiciliari, denunce, nomi sbattuti sui giornali e dovremo affrontare un processo che ci vede falsamente accusati di minacce e vandalismo, mentre la nostra unica colpa è quella di aver attaccato dei centri di potere, andando a toccare un nervo scoperto che è un vero tasto dolente di questa società ipocrita, che predica bene e razzola molto male».
Sull’episodio indagano gli uomini della Digos, guidati dal dirigente Lucio Di Cicco.
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