Gli alunni celebrano lo Statuto di Vallisnera
I ragazzi dell’istituto comprensivo di Busana coinvolti in un progetto didattico di storia locale
VENTASSO. Venerdì è stata una giornata importante a Vallisnera. Le scuole elementari e medie dell’istituto comprensivo di Busana si sono riunite per concludere un progetto iniziato lo scorso autunno, su proposta dell’associazione culturale e di promozione del territorio “Corte di Vallisnera”, che li ha portati a studiare lo Statuto di Vallisnera.
Rachele Grassi, archeologa che studia da anni la storia del casato dei Vallisneri, ha tenuto alcuni incontri didattici con le classi, che hanno dato il via al lavoro che i ragazzi hanno approfondito con i propri insegnanti. Il momento migliore per esporre gli elaborati svolti con le insegnanti non poteva essere che l’anniversario della promulgazione dello Statuto, avvenuta il 4 maggio 1207 presso la chiesa di S. Pietro a Vallisnera.
L’associazione Corte di Vallisnera ha così organizzato la rievocazione storica della promulgazione di questo codice di leggi, importante documento della vita della popolazione del Ventasso, proponendola ai ragazzi riuniti sul sagrato della chiesa. E’ stato poi il turno delle classi, che hanno parlato degli articoli dello Statuto e del territorio sottoposto al dominio dei nobili Vallisneri nei secoli medievali.
Ogni classe ha individuato alcuni articoli dello statuto, analizzandoli e commentandoli, facendo anche il raffronto con l’attuale Costituzione italiana. Si è parlato di caccia, di lupi ed orsi che dovevano essere consegnati ai signori perché prede di maggior pregio, di incendi, di ruberie: argomenti ancora attuali. «I ragazzi hanno dimostrato grande interesse per questi argomenti - spiega una nota dell’associazione -. Una grande soddisfazione per chi vuole promuovere la storia e la cultura locale». Parole condivise anche da Lorenzo Franchini, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo, che si è augurato che «l’orgoglio ed il senso di appartenenza che si cerca di creare nelle giovani generazioni porti questi ragazzi a credere nel territorio dove sono nati e a volerci vivere da adulti». (l.t.)
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