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"Il problema dei rifugiati? E' che non fanno nulla tutto il giorno"

"Il problema dei rifugiati? E' che non fanno nulla tutto il giorno"

Così si è espresso all'Oratorio don Bosco il giornalista e docente universitario Michele Zanzucchi, riportando a galla il problema dell'inattività dei richiedenti asilo. Intanto il gestore della mensa: "La bufala del cuoco pakistano mi ha fatto perdere clienti"

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REGGIO EMILIA. «La protesta della pasta nella vostra città? Di fenomeni simili ne ho visti in Grecia. Occorre rivedere il nostro sistema, gli immigrati vanno inseriti immediatamente in attività, anche a costo di far fare loro gli spazzini: non si può lasciarli nel limbo burocratico per tanto tempo. Serve buonsenso, altrimenti è scoppiano le tensioni».

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A parlare così è stato, all'Oratorio cittadino di via Adua, il giornalista  Michele Zanzucchi, docente universitario, focolarino e autore del libro “L’islam spiegato a chi ha paura dei musulmani”. Una frase già sentita, proprio a Reggio. Proprio nel mezzo di questa polemica e anche del suo clamoroso e fragoroso precedente dell'agosto scorso, quando un gruppo di richiedenti asilo furono reclutati per un giorno come volontari a Festareggio.

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A stopparli - dopo una ridda di polemiche sui media - fu la prefettura. Che però finì essa stessa nel mirino, per via di una circolare del ministero dell'interno che sollecitava proprio le prefetture a scongiurare l'"inattività" dei profughi che sono sul nostro territorio. E sempre la stessa circolare caldeggiava l'utilizzo di queste persone per "lavori di pubblica utilità".

Peccato che sia passato quasi un anno e il tema sia ancora quello. Quello delle cinque domande che la Gazzetta ha deciso di porre ai vertici della cooperativa sociale "Dimora d'Abramo". Per avere chiarezza sulla destinazione finale di quei 33 euro al giorno per ogni richiedente asilo riceve dallo Stato.

Di certo, in questi giorni, quei soldi non sono stati impiegati per migliorare il menù contro cui si era scagliato il gruppo di pakistani in marcia sulla questura. Il gestore della mensa a cui si appoggia la Dimora d'Abramo, per la verità ha dovuto in questi giorni fare i conti con un nuovo "ingrediente": la bufala.

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Perché, ad esempio, quella del cuoco pakistano ingaggiato per calmare i rivoltosi, non è  nient'altro che una bufala: "Macchè cuoco pakistano - diceva nei giorni scorsi Paolo Masetti - qui il cuoco è sempre lo stesso. E lo dico perché questa notizia a me ha fatto solo danni: per due giorni qui non s'è visto nessuno a mangiare...".

Intanto, il 20 maggio si avvicina e per quel giorno, i vertici della Coop sociale Dimora d'Abramo dovrebbero poter dare delle risposte. Ai soci riuniti in assemblea, ma anche alla città. Anche allo scopo di fugare le polemiche intrise di opportunismo politico quando non addirittura di razzismo.

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