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Da Reggio alla festa del Leicester

di Leonardo Grilli
Da Reggio alla festa del Leicester

Ivan Corradini con i figli Nicholas e David: «Tifiamo per loro da un anno»

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REGGIO EMILIA. Un evento calcistico che ha del miracoloso: la vittoria del Leicester in Premier League è ormai sulla bocca e sui post di tutti. Anche chi di calcio inglese non si è mai interessato è stato inevitabilmente coinvolto dalla favola di Claudio Ranieri, il mite allenatore romano che ha portato in vetta una società che a inizio stagione lottava per non retrocedere. E così fioccano i tributi, le celebrazioni e gli elogi pubblici. Ma c'è chi non si è limitato a questo ed è disposto a fare di più: prendere l'aereo e andare a Leicester (che è anche una città a nord di Londra oltre che una squadra di calcio) per festeggiare dal vivo con i giocatori e i tifosi.

A farlo sono stati un imprenditore reggiano, Ivan Corradini, con i suoi due figli: Nicholas, 25 anni, e David, 23. «I miei ragazzi sono da sempre appassionati di calcio internazionale – spiega Corradini – e da quando circa sei mesi fa c'è stato l'exploit del Leicester abbiamo cominciato ad appassionarci. L'idea che una piccola Cenerentola, una squadra che a inizio campionato puntava a salvarsi, potesse vincere la Premier ci ha fatto seguire con interesse la Seria A inglese».

La decisione di partire però è arrivata all'ultimo momento: «Se avesse perso il campionato non saremmo andati, tutto si è deciso l'ultima sera. Venerdì scorso, prima della partita del Tottenham che avrebbe poi deciso la classifica ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: partiamo». La speranza era che il match decisivo potesse essere proprio quello dello scorso fine settimana, in coincidenza con l'arrivo della famiglia reggiana, ma il pareggio degli Spurs contro il Chelsea lo scorso lunedì ha consegnato a Ranieri la vittoria matematica della Premier.

«Siamo contenti lo stesso – continua Corradini – abbiamo avuto la possibilità di assistere all'ultima partita in casa dei Leicester. Da fuori lo stadio, perché i biglietti erano ormai introvabili, ma è lì che si è svolta la vera festa. Stessa cosa dicasi per l'hotel dove abbiamo dormito domenica notte: abbiamo dovuto prenderlo a 15 chilometri dalla città, non c'erano più stanze libere in centro».

Insomma una trasferta da veri ultras, con un solo piccolo rammarico: «Purtroppo non abbiamo scommesso mesi fa su una possibile vittoria del campionato. Mio figlio David, che è il patito della famiglia, si sta mangiando le mani».

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