«Finalmente a casa, l’incubo è quasi finito»
Correggio: Laura Ferrari, ferita nello schianto del bus in Spagna, ora è ricoverata a Modena
CORREGGIO. «Sono stata molto male, certo, ma ormai mi sento fuori». Laura Ferrari, la ragazza correggese coinvolta nel tragico schianto del pullman in Spagna, ha preso possesso del suo letto al Policlinico di Modena da poche ore, ma la sua stanza è già piena di persone. Tra parenti ed amici, è un andirivieni continuo. Due guardie, messe a piantonare la sua porta per tenere lontani gli estranei, regolano il flusso, lasciando entrare tre persone per volta.
Dopo quasi 50 giorni all’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau, a Barcellona, Laura è tornata in Italia. In teoria doveva essere un segreto, ma la voce si è sparsa in fretta e, quando è atterrata all’aeroporto Marconi di Bologna, intorno alle 11 di ieri, ha trovato anche le telecamere. Alla fine nessun volo speciale, come si era ipotizzato in un primo momento, ma una semplice business class, «per viaggiare più tranquilla». Poi in macchina verso Modena, dove l’attende anche il professor Giorgio De Santis, direttore della Struttura complessa di chirurgia plastica e ricostruttiva. «Il quale – spiegano in una nota dall’Unimore – in tutte queste settimane è rimasto costantemente in contatto con Jaume Masia, clinico spagnolo che ha avuto in cura Laura».
«Sono molto felice della collaborazione tra gli ospedali – dice Laura –. De Santis è stato molto carino e ha risposto con calma e pazienza ad ogni mia domanda, anche quando gliele facevo due volte».
Certo, non tutto è finito. «Non so dire per quanto ancora dovrò rimanere in ospedale». Un primo quadro dovrebbe uscire oggi dalla conferenza stampa indetta dall’Unimore, cui interverranno anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il suo assessore alle politiche per la salute, Sergio Venturi. Il calvario è ancora lungo, ma il peggio è alle spalle. «Dovrò fare ancora molti esami», spiega Laura, e con ogni probabilità nel suo futuro ci sarà qualche altro intervento. Poi, anche una volta dimessa, sarà costretta a sottoporsi frequentemente ad una serie di controlli e a prestare un’attenzione particolare ai batteri. Nonostante questo, però, è fiduciosa. «Sono stata molto male, è vero, ma ora mi “sento fuori”». L’umore è alto, almeno nelle conversazioni con gli amici. Laura scherza, ride, si aggiorna su quello che è successo qui. «Ditemi anche voi come state – li esorta – se no parlo solo io». Tra una battuta e l’altra ripercorre anche le fasi dell’incidente, il coma, il lento recupero e la lunga degenza nella modernissima struttura di Barcellona. Anche lì l’affetto non le è mancato, tra chi è volato in Catalogna per starle vicino e le frequenti visite dei suoi compagni d’Erasmus. Proprio loro pochi giorni fa le hanno regalato un piccolo album di foto che ora troneggia sul comodino di fianco a qualche mazzo di fiori. Sfogliandolo, si ripercorre il primo mese dell’esperienza spagnola, tra foto e dediche in inglese.
Laura vuole tornare a Barcellona. «Aappena possibile, vorrei trascorrere un po’ di tempo là, forse un mese o più, in quella città sono stata molto bene. E poi un capitolo della mia tesi è incentrato sui rapporti giuridici tra Ue e la Catalogna»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
