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Sangue infetto, il Tar: «Sì agli indennizzi»

di Evaristo Sparvieri
Sangue infetto, il Tar: «Sì agli indennizzi»

I giudici danno ragione a cinque reggiani, il Ministero dovrà versare fino a 100mila euro ciascuno

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REGGIO EMILIA. Il ministero della Salute dovrà pagare. E, se non lo farà, il conto passerà nelle mani del prefetto. Non solo. I casi sono stati segnalati anche alla Corte dei conti, che ora dovrà stabilire se ci sono stati danni erariali causati dai funzionari ministeriali.

È l’esito di cinque sentenze emesse “in contemporanea” dal Tar di Parma, a favore di cinque reggiani che hanno contratto sangue infetto a seguito di trasfusioni.

Cinque casi affrontati nel 2013 dal Tribunale per il Lavoro di Reggio Emilia, che aveva già condannato il ministero della Salute a riconoscere gli indennizzi, ora quantificati in circa 1.600 euro ciascuno a bimestre. Le sentenze non erano state impugnate.

Ma i cinque reggiani non hanno mai ottenuto le cifre che loro spettavano, decidendo così di ricorrere al Tar di Parma per vedere riconosciuti i loro diritti. L’udienza si è svolta lo scorso 20 aprile.

Tutti e cinque i casi sono stati seguiti dall’avvocatessa reggiana, Paola Soragni, che ora esulta per il risultato: «Queste persone avevano un credito nei confronti del ministero che andava dai 70 mila ai 100mila euro – spiega – ma il ministero della Salute continuava a non pagare né gli arretrati né l’assegno bimestrale, nonostante le sentenze di condanna passate in giudicato. Abbiamo provato in tutti i modi a farci liquidare le loro spettanze. Ormai era solo rimasto solo il giudizio di inottemperanza. Una di queste persone è rimasta anche disoccupata, aveva ricevuto cartelle da Equitalia, ma vantava un credito di centomila euro».

Per questo motivo i cinque reggiani si sono rivolti al Tar. La corte dei giudici amministrativi, presieduta da Sergio Conti (presidente), Davide Ponte (consigliere) e Marco Poppi (consigliere) ha ordinato al ministero il pagamento, nominando la Prefettura come commissario ad acta, incaricato dunque di pagare nel caso in cui il ministero continui ad essere inadempiente.

I termini per il pagamento sono stati stabiliti in 30 giorni, più ulteriori trenta di proroga per il commissario.

Dopo questo periodo, per ogni giorno di ritardo ci sarà una penale da pagare pari a 100 euro al giorno per l’indennizzo di ciascuno dei cinque reggiani.

Allo stesso ministero spetterà anche la liquidazione delle spese di giudizio.

«I giudici hanno rilevato un comportamento grave da parte del ministero - conclude Soragni - ritenendo responsabili i suoi funzionari e trasmettendo le sentenze alla Procura della Corte dei conti regionale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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