«Addio Maik, sei “swag” anche lassù»
Ieri i funerali di Michael Tundo, ucciso a 11 anni da una malattia. Presenti tanti amici e la sua Reggiana al gran completo
RUBIERA. “Sei swag Maik”, come dicono adesso i ragazzi. Sei grande.
Perché ci vuole una forza sovrumana per sopportare una malattia così devastante a soli 11 anni. E ce ne vuole ancora di più per continuare a lottare per una vita normale, fatta di compiti a casa, partite di pallone, pomeriggi con gli amici, prime dolci simpatie. E di sogni. Come quello di andare a vedere la Reggiana allo stadio, e conoscere il capitano Beppe Alessi.
Michael Tundo, che avrebbe compiuto 12 anni il prossimo 28 ottobre, questo piccolo sogno – insignificante rispetto all’enormità che gli ha brutalmente sbarrato la strada – lo ha realizzato domenica, poco prima di chiudere gli occhi per sempre. Appassionatissimo di calcio e tifoso della Reggiana – da quando, qualche anno fa, aveva conosciuto società e giocatori nel corso di una raccolta fondi per le sue cure – Maik era andato allo stadio Città del Tricolore ed era stato accolto come uno della squadra dai tifosi e dai giocatori granata.
Arrivare in ambulanza ed essere portato in campo su un lettino con le ruote non l’avevano fatto sembrare un debole. Anzi. Tutti hanno piegato la testa davanti alla sua caparbietà e al suo coraggio, impensabili per un bambino della sua età. E l’hanno chiamato bomber e campione, facendogli brillare gli occhi di gioia.
Anche ieri, nella piccola chiesa di Corticella, tutti hanno ricordato la sua forza. C’erano le insegnanti della scuola elementare di Bagno e della scuola media – che Maik ha frequentato per poche settimane, a causa della malattia –, c’erano le catechiste e gli educatori. E poi c’erano loro, gli amici. Tanti, tantissimi. Lo hanno aspettato nel cortile di casa, proprio di fianco alla chiesa, come per andare a giocare insieme. Ancora una volta.
Le ragazze avevano scritto pensierini con biro e pennarelli colorati, tempestando le parole di cuori arcobaleno. I ragazzi si erano messi la tuta della squadra, l’Atletico BilBagno, e parlavano di quel gol che Maik aveva fatto, in quella partita così importante, non troppo tempo fa. «Sei swag anche da lassù», c’era scritto in uno striscione. «Sarai sempre con noi», prometteva un altro. Sono stati gli amici ad accompagnarlo in chiesa, aiutando mamma Monica Filanci, papà Gianluca e la sorella Valentina a compiere i cento metri più lunghi della loro vita. Là, ad accoglierlo, c’era ancora una volta la sua Reggiana. Beppe Alessi ha appoggiato una maglietta granata sul feretro, mentre gli altri giocatori, mister Alberto Colombo e il presidente Stefano Compagni salutavano per l’ultima volta il loro campione. Anche il Gruppo Vandelli e le Teste Quadre erano davanti alla chiesa di Corticella, e con loro alcuni tifosi della curva del Modena, l’allenatore Eusebio Di Francesco del Sassuolo e il difensore Francesco Acerbi, sopravvissuto a un tumore. Al termine della cerimonia, uno stormo di palloncini bianchi è stato liberato in cielo. Per portare a Maik l’abbraccio di tutti coloro che lo hanno amato.
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