Gazzetta di Reggio

Reggio

Cambiali false, Marina Ligabue a processo

di Enrico Lorenzo Tidona
Cambiali false, Marina Ligabue a processo

La fondatrice della Conferenza delle donne Pd accusata da uno studio legale per titoli emessi a Mirco Salsi e Antonio Olivo

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REGGIO EMILIA. È accusata di aver falsificato alcune cambiali, di averle compilate pur non avendone i titoli e di averle timbrate con uno stampo non originale ai danni di uno studio legale ferrarese per il quale aveva collaborato in precedenza. Il tutto per un importo di 94 mila euro. La cifra corrisponde alle cambiali considerate ora false e per le quali è finita ieri alla sbarra Marina Ligabue, esponente del Partito Democratico con lunghi trascorsi nella sinistra reggiana, tra le fondatrici della Conferenza Permamente delle Donne.

Le cambiale corrispondono ai soldi consegnati alla Ligabue dall’ex consigliere del Pd Antonio Olivo (24 mila euro) e dall’imprenditore reggiano Mirco Salsi (70 mila euro): il primo, volendo poi indietro i suoi 24 mila euro, aveva contattato i titolari dello studio legale che sono caduti dalle nuvole. Da lì - è il 2012 - è partita la denuncia. «Le ho dato i soldi per un investimento immobiliare a Bologna poi mai realizzatosi, fidandomi perché era una persona che non aveva mai avuto guai con la legge, esponente politico del Pd sul quale non avevo alcun dubbio» racconta l’imprenditore reggiano Mirco Salsi, giunto ieri al palazzo di giustizia di Reggio per essere sentito come testimone nel processo per falsità in scrittura privata e falsità in cambiale che vede per l’appunto come imputata la consulente aziendale reggiana, che aveva collaborato a cavallo tra il 2008 e il 2009 con lo studio di avvocati civilisti di Ferrara.

La consulente, «esperta di management, transazioni per fusioni, cessioni e parcellizzazioni d’imprese» - come riporta un suo breve curriculum - ha artefatto i titoli consegnati poi a Salsi e all’imprenditore edile cutrese Olivo, citato come teste ma non presente ieri in aula. «Con più azioni esecutive di un medesimo criminoso al fine di procurare vantaggio a se o ad altri» ha disposto il procuratore Giorgio Grandinetti nel decreto di citazione dell’imputata - Ligabue ha «compilato una cambiale per l’importo di 24 mila euro indicando quale debitrice lo studio legale di Ferrara di cui vi si opponeva falsa sottoscrizione e timbro, facendone quindi uso per averla consegnata a Olivo Antonio in garanzia a fronte di denaro contante da questi ricevuto ed il quale a sua volta tentava di ottenere il pagamento per le circostanze che apparentemente legittimavano l’esercizio del diritto».

Fatti appena accennati ieri a margine dell’udienza in tribunale a Reggio, rinviata perché Ligabue (difesa d’ufficio dall’avvocato Rosanna Beifiori) aveva un legittimo impedimento, riconosciuto dal giudice Luca Ramponi solo dopo un accertamento. Di fatto l’imputata non si è ancora mai presentata alle udienze, come lamentato dall’avvocato Costantino Diana dello studio Cataliotti, legale degli avvocati dello studio ferrarese costituitisi parte civile in quanto parti lese. Salsi, patron della Reggiana Gourmet, ha riavuto indietro i suoi soldi dalla donna, che dovrà comparire nell’udienza rinviata a settembre.

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