Intercettazioni, è scontro sull’interprete
Le difese chiedono la nomina di un perito ma la corte respinge: bastano dei consulenti
REGGIO EMILIA. Può un perito riuscire a decifrare i dialetti calabresi - talvolta strettissimi e pure diversi tra loro – registrati in migliaia di intercettazioni ambientali?
L’udienza di ieri è rimasta a lungo incagliata su questo interrogativo, del quale si è discusso durante il conferimento dell’incarico ai tre periti scelti dal tribunale per la perizia da svolgere sull’imponente mole di materiale d’indagine - si parla di decine di migliaia di intercettazioni – depositata dalla pubblica accusa.
Per l’avvocato Carmen Pisanello - che difende Michele Bolognino - bisognava indicare degli interpreti, sottolineando come tutti i dialetti presenti nelle intercettazioni siano differenti tra loro. La richiesta delle difese alla Corte era stata precisa: chiedevano che venissero eseguite trascrizioni sia in dialetto, che in italiano; che fosse indicata la durata delle pause e dei passaggi non compresi. Inoltre, che fosse chiarito il tono utilizzato: se scherzoso, o altro.
Dopo qualche minuto di pausa, la corte è rientrata rigettato la richiesta delle difese, definendola «non necessaria o compatibile con la procedura che stiamo seguendo».
Saranno, invece, i periti a nominare un consulente di loro fiducia che si occuperà delle espressioni dialettali.
Nell’udienza del 21 luglio, ci sarà l’appuntamento con i consulenti per una prima disamina del lavoro fatto. (el.pe)
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