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Mamma morta in sala parto, aperta un'inchiesta

Mamma morta in sala parto, aperta un'inchiesta

Guastalla: la vittima è un'estetista di Bagnolo, la 33enne Jessica Cerlini, che stava dando alla luce il secondo figlio. Il bambino è stato salvato grazie a un parto cesareo d'urgenza. La procura sequestra le cartelle cliniche e dispone l'autopsia

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GUASTALLA. E’ morta nel cuore della notte, mentre dava alla luce il suo bambino, il secondo figlio, a causa di improvvise complicazioni sopraggiunte nelle primissime fasi del travaglio. Quello che doveva essere un parto normale – e un momento di gioia per una famiglia di Bagnolo – si è purtroppo trasformato in tragedia, nella notte tra mercoledì e ieri, all’ospedale di Guastalla.
A perdere la vita, la 33enne Jessica Cerlini, originaria di Castellarano ma residente a Bagnolo, dove da due anni aveva aperto un centro estetico.

Dai primi riscontri, sembra che non vi fossero elementi che facessero pensare che gli eventi potessero precipitare in maniera così repentina: la donna aveva superato il termine della gravidanza una decina di giorni fa e, come da prassi, in ospedale si è provveduto a indurle le contrazioni, per evitare che il bambino potesse accusare problemi a causa di una gestazione troppo prolungata. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13460657:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/05/12/news/mamma-di-33-anni-muore-dopo-il-parto-salvo-il-bambino-1.13460657]]

La 33enne si era presentata già il giorno prima nel reparto di ostetricia dell’ospedale guastallese ma, non sussistendo le condizioni necessarie per l’inizio del travaglio, era stata rimandata a casa.
Fino a quando, mercoledì sera, la donna – questa volta già in fase di travaglio – si è ripresentata in ospedale accompagnata dal marito, Massimiliano Tirabassi, con il quale viveva in via La Corte a Bagnolo.

Dopo la visita, i medici hanno stabilito che fosse il momento di far nascere il bambino e sono iniziate le manovre di induzione del parto. Successivamente alla seconda fase di induzione, la donna ha perso i sensi (probabilmente a causa di una crisi epilettica, un’ipotesi su cui sono in corso verifiche da parte della procura di Reggio Emilia) e a quel punto la situazione è precipitata.

Jessica Cerlini non ha più ripreso conoscenza nonostante il tempestivo intervento dei medici, che hanno provato a rianimarla più volte. Allo stesso tempo, in pochi istanti hanno dovuto procedere al salvataggio del bambino, nato in seguito a un taglio cesareo. Sino a quel momento, non sembravano sussistere problemi sullo stato di salute della donna.

La scelta di partorire all’ospedale di Guastalla (dopo essere stata seguita da un ginecologo privato) era stata dettata dalla volontà di avvalersi dell’anestesia epidurale, che consente di ridurre notevolmente i dolori dettati dal parto. Una scelta dovuta dall’esperienza vissuta in occasione del primo parto (avvenuto quattro anni fa), quando la donna ebbe diversi dolori.

Per questo la famiglia si era rivolta all’ospedale di Guastalla, l’unico in provincia di Reggio che adotta questa particolare anestesia, nella speranza di andare incontro a un parto più sereno. Viste le complicanze sorte, però, a Jessica non è stata somministrata.

Alla luce di ciò che è successo, i familiari di Jessica Cerlini hanno deciso di presentare un esposto alla magistratura, affinché sia fatta piena luce sulla vicenda e vengano individuate le cause di questa morte imprevedibile. La donna lascia il marito Massimiliano Tirabassi, il figlio Alex di soli quattro anni, i genitori e due sorelle.

Il comunicato dell'Ausl. Questo il comunicato della direzione dell’azienda Ausl di Reggio Emilia dopo la morte di Jessica Cerlini, avvenuta nella notte tra mercoledì e ieri nel reparto di Ostetricia dell’ospedale di Guastalla.

"Nell’esprimere le più sentite condoglianze alla famiglia per la gravissima perdita – si legge nel comunicato – si comunica che le condizioni della donna, in apparente benessere, sono imprevedibilmente e improvvisamente diventate critiche durante le primissime fasi del travaglio per motivi che, ad una prima analisi, non paiono correlabili al parto. Si è trattato di un evento tragico che ha profondamente colpito e addolorato tutto il personale dell’ospedale. Sono stati messi in atto con grande tempestività sulla madre e sul bambino tutti gli interventi previsti in questi casi da parte dei sanitari intervenuti (ginecologo, ostetrica, anestesista, rianimatore, cardiologo, chirurgo, pediatra, infermieri)".

"Mentre è risultato vano ogni intervento per salvare la vita della donna, il taglio cesareo d’emergenza ha permesso di salvare il bambino _ prosegue la direzione dell'Ausl _ Le condizioni del neonato, trasferito con attivazione dello Sten (Servizio di trasporto di emergenza neonatale) e attualmente ricoverato nel reparto di Neonatologia dell’ospedale di Reggio Emilia, non destano preoccupazioni. È stata attivata immediatamente, come da prassi, una valutazione interna del percorso clinico-assistenziale ed è stato richiesto un riscontro diagnostico per accertare le cause di questo evento così drammatico".

Inoltre la direzione dell’azienda Usl aggiunge che: "In Emilia-Romagna e in Italia la mortalità materna per cause legate al parto è un evento estremamente raro, ma purtroppo possibile (circa 1 caso ogni 10.000 parti), spesso associato ad eventi imprevedibili, improvvisi e non prevenibili. Negli ospedali reggiani delle due aziende sanitarie avvengono mediamente 5.000 parti all’anno".

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