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L’Ausl: «Condizioni diventate critiche per ragioni non correlabili al parto»

Questo il comunicato della direzione dell’azienda Ausl di Reggio Emilia dopo la morte di Jessica Cerlini, avvenuta nella notte tra mercoledì e ieri nel reparto di Ostetricia dell’ospedale di...

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Questo il comunicato della direzione dell’azienda Ausl di Reggio Emilia dopo la morte di Jessica Cerlini, avvenuta nella notte tra mercoledì e ieri nel reparto di Ostetricia dell’ospedale di Guastalla.

«Nell’esprimere le più sentite condoglianze alla famiglia per la gravissima perdita – si legge nel comunicato – si comunica che le condizioni della donna, in apparente benessere, sono imprevedibilmente e improvvisamente diventate critiche durante le primissime fasi del travaglio per motivi che, ad una prima analisi, non paiono correlabili al parto. Si è trattato di un evento tragico che ha profondamente colpito e addolorato tutto il personale dell’ospedale. Sono stati messi in atto con grande tempestività sulla madre e sul bambino tutti gli interventi previsti in questi casi da parte dei sanitari intervenuti (ginecologo, ostetrica, anestesista, rianimatore, cardiologo, chirurgo, pediatra, infermieri). Mentre è risultato vano ogni intervento per salvare la vita della donna, il taglio cesareo d’emergenza ha permesso di salvare il bambino. Le condizioni del neonato, trasferito con attivazione dello Sten (Servizio di trasporto di emergenza neonatale) e attualmente ricoverato nel reparto di Neonatologia dell’ospedale di Reggio Emilia, non destano preoccupazioni. È stata attivata immediatamente, come da prassi, una valutazione interna del percorso clinico-assistenziale ed è stato richiesto un riscontro diagnostico per accertare le cause di questo evento così drammatico». Inoltre la direzione dell’azienda Usl aggiunge che: «In Emilia-Romagna e in Italia la mortalità materna per cause legate al parto è un evento estremamente raro, ma purtroppo possibile (circa 1 caso ogni 10.000 parti), spesso associato ad eventi imprevedibili, improvvisi e non prevenibili. Negli ospedali reggiani delle due aziende sanitarie avvengono mediamente 5.000 parti all’anno».

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