Gazzetta di Reggio

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«Lupi, la paura tra la gente ha ricadute sul territorio»

di Luca Tondelli
«Lupi, la paura tra la gente ha ricadute sul territorio»

Castelnovo Monti: Francesco Zambonini, responsabile dell’ufficio caccia della Cia «L’agricoltura è già in emergenza per gli ungulati. La situazione si fa più pesante»

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CASTELNOVO MONTI. «La paura che si è diffusa tra la gente ha comunque una ricaduta sul territorio, e non è positiva». Così Francesco Zambonini, ex sindaco di Ramiseto e responsabile dell’ufficio caccia provinciale della Cia, interviene sulla diffusione del lupo in Appennino. «L’ultimo episodio di predazione avvenuto a Rosano di Vetto, effettuato da lupi su un cane alla catena, ci porta a fare qualche riflessione. Pochi giorni fa ho partecipato all’interessante convegno “Uomini e lupi” organizzato dall’Atc Collina a Scandiano. Willy Reggioni del parco nazionale, uno dei massimi esperti di lupi in Italia, ha fornito informazioni tecnico- scientifiche in collaborazione col comandante della Forestale, Luigi Fedele. Lo stesso Reggioni nel giugno 2007 pubblica un dato che indica un numero di circa 40 lupi presenti sul crinale. Ora, stando ai dati forniti al convegno, siamo a circa 120 sul territorio provinciale. In dieci anni si è triplicato».

«Siamo agli inizi della stagione estiva – prosegue Zambonini – nella nostra montagna gli agricoltori portano le mandrie al pascolo e i turisti in numero maggiore iniziano a visitare i nostri territori. E’ indubbio che il lupo sia arrivato agli onori della cronaca per le sue predazioni, negli ultimi tempi in un’area molto vasta della Provincia. Ci dicono gli esperti che questo non è altro che il naturale irraggiamento su un territorio ricco di selvaggina e assenza di antagonisti. Con questa realtà ci dobbiamo confrontare, ma il problema si sta rilevando di non facile soluzione. Siamo molto preoccupati dalle predazioni avvenute negli ultimi mesi, sia degli animali da reddito che degli animali domestici, in territori molto antropizzati e molto distanti dall’area del parco. Tale preoccupazione è molto diffusa anche tra la popolazione, soprattutto quando ad essere predati sono animali custoditi in aree cortilive. Siamo consapevoli che il lupo è un animale protetto sin dal 1971, quando il ministero emise un decreto di divieto temporaneo alla caccia, poi divenuto definitivo nel 1976. Ora il contesto è cambiato, da un lato perché il territorio montano ha visto una diminuzione della presenza dell’uomo negli ultimi 30 anni e, di conseguenza, questo animale è stato facilitato nella sua salvaguardia; dall’altro, il territorio montano è diventato più accessibile per attività diverse da quelle prettamente agricole. Credo che la nostra agricoltura sia già sottoposta a una forte emergenza dettata dalla presenza degli ungulati; ora, se aggiungiamo anche questo problema, la situazione diventa ancora più pesante. Abbiamo sul territorio esperienze positive su come affrontare il tema, devono essere portate al di fuori di quelle aree dove la prevenzione cerca di mantenere un equilibrio con l’attività agricola e la presenza dei lupi. La vera difficoltà è come tranquillizzare la popolazione davanti a questi episodi. Sempre al convegno di Scandiano, l’assessore regionale Caselli ha indicato anche la possibilità di eventuali piani di controllo, ma alla fine ritengo questa strada di difficile attuazione. E’ più utile che le forze politiche, agli enti locali e istituzionali, nelle forme che riterranno più opportune, si concentrino sulla tematica dei danni che la fauna selvatica arreca alla agricoltura, mediante la predisposizione di un intervento legislativo snello, efficace e a impatto burocratico zero. In questo modo si potrà contribuire a disinnescare le attuali e future aspre polemiche pretestuose o meno tra i fautori del sì e del no alla caccia e tra gli opposti estremismi del tutto negativi nell’agricoltura».

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