«Pronti per la cerimonia in municipio»
Numerose le coppie gay e lesbo pronte a coronare il loro sogno con tanto di viaggio di nozze e ricevimento con gli amici
REGGIO EMILIA. Sono numerose le coppie gay o lesbo le quali - ora che il ddl Cirinnà è diventato legge sebbene monca dell’obbligo di fedeltà e della stepchild adoption (ovvero l’adozione del figliastro del partner – potranno registrarsi come unione civile, con tanto di cerimonia in piazza Prampolini. Certo, dovranno attendere i tempi tecnici per l’entrata in vigore (i soliti tre mesi, chi è ottimista parla di un via libera ad agosto-settembre), ma le voci personali fanno emergere un desiderio di matrimonio che, forse, gli etero hanno perso per strada.
Le testimonianze. «Ci sposeremo (si può usare il termine sposarsi?) speriamo entro quest’anno». Grazia Alati, 39 anni, e la compagna Laura Allegretti, 35 anni, che gestiscono un bar a Pieve, stanno insieme da poco più di un anno e sono galvanizzate dalla possibilità di fare una cerimonia in municipio. «Ci pensavamo già a mettere su famiglia, viviamo insieme, lavoriamo insieme; fin dall’inizio volevamo un legame stabile, ma se non c’è una legge che ti tutela puoi fare ben poco». Ora pensano già ad organizzare «una cerimonia tranquilla ma quasi classica, con viaggio di nozze e tutto il resto, da condividere con gli amici». Nonostante sia giovanissimo, ipotizza lo stesso rito Davide Morani, 20 anni, che ancora non vive con il compagno Federico Tonus, 25 anni. «Pensavo che il ddl non sarebbe passato, invece sono stato sorpreso e contento dell’esito. Purtroppo manca l’aspetto figli e quello è stato un colpo al cuore, pensando a tutte le coppie con figli che conosco». Davide contesta poi l’ipocrisia della legge: «Non compare mai la parola matrimonio né la parola famiglia, ma pazienza; prima per la legge italiana io non esistevo, ora sono uguale agli altri. Manca solo la casa».
Le reazioni. Il ddl Cirinnà è stato commentato, all’insegna della soddisfazione, anche in occasione della presentazione della “Giornata mondiale dell’orgoglio Lgbt”. «Siamo arrivati ultimi in Europa, ma ora il riconoscimento dei diritti civili è diventata una realtà anche a livello nazionale», ha detto l’assessore alle Pari Opportunità Natalia Maramotti. Agguerrita Fabiana Montanari, presidente di Arcigay: «Ci sono voluti trent’anni per arrivare a questa legge, che è solo un primo passo, non definitivo ma indicativo. Perciò nei nostri banchetti porteremo la maglietta con la scritta “E’ l’amore che crea una famiglia”, per non dimenticare il tema adozioni».
Richiama le parole del numero due della Cei Maurizio Rizzolo, presidente Forum Associazioni Familiari: «Mi interessa poco un dibattito sterile sulla legge, alla quale chiaramente noi siamo contrari. Su una legge si può essere in dissenso, ma le leggi passano; invece quello che resta è la famiglia, che soprattutto oggi svolge un ruolo fondamentale di welfare society. Sarebbe più importante mettere in campo azioni di supporto vero a chi ha in casa figli, anziani e malati; e le politiche familiari si fanno partendo dal Comune».
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