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il processo

Tre anni al ladro con il revolver

Tre anni al ladro con il revolver

Pugno di ferro al palazzo di giustizia contro chi ruba nelle abitazioni

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REGGIO EMILIA. I furti nelle abitazioni sono fra i reati più odiosi e Reggio è indubbiamente in questa morsa da tempo.

E la risposta della giustizia reggiana – pm e giudici – su questo versante è pian piano diventata quello del pugno di ferro. Un esempio eloquente l’abbiamo avuto ieri in tribunale nel processo nei confronti dell’albanese 27enne Blerti Shijaku, accusato di furto, rapina, ricettazione e porto abusivo d’arma. In carcere da sei mesi, solo ieri il difensore Noris Bucchi è riuscito ad ottenere per il suo assistito gli arresti domiciliari (negati due volte durante le indagini) ma collegati al patteggiamento a ben 3 anni e 4 mesi di reclusione (decisione che riporterà in cella l’albanese per l’espiazione della pena una volta che la sentenza diventerà esecutiva). Nell’arresto del 5 novembre scorso di Shijaku erano emersi non pochi aspetti inquietanti: al di là che due complici erano riusciti a scappare, i malviventi cercarono di liberarsi di una Beretta 7,65 con sei colpi, inoltre nell’auto rubata che stavano usando per i raid vennero trovati diversi strumenti da scasso (tronchesi, martelli, accette, flessibili). L'allarme al 113 era arrivato quella notte tramite due richieste di aiuto. Una donna di Cavriago, vittima del furto dell'auto, che segnalava come l'allarme satellitare indicasse che la sua Bmw X3 bianca era stata localizzata alla Canalina. Negli stessi istanti, da via Martiri della Bettola segnalavano il furto in un'abitazione. (t.s.)

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