Fuga dalle tasse, i pensionati emigrano
Centinaia di anziani hanno scelto le Canarie. Giovedì la mobilitazione sindacale: «Non è salvaguardato il potere d’acquisto»
REGGIO EMILIA. I pensionati non ci stanno ad essere usati dai governi come un bancomat a cui attingere quando le finanze languono nè, tantomeno, ad essere contrapposti a figli e nipoti in una guerra fra generazioni. Vogliono difendere i loro assegni falcidiati dalle imposte e, nello stesso tempo, offrire ai giovani trattamenti pensionistici meno magri di quelli previsti dalle mortificanti buste arancioni che l'Inps sta inviando ai lavoratori. Perciò centinaia di reggiani iscritti ai sindacati confederali si uniranno giovedì prossimo alle migliaia che da tutta l'Italia confluiranno a Roma in piazza del Popolo intorno alle 10 per manifestare "a testa alta".
Per la prima volta Cgil, Cisl e Uil si affideranno prevalentemente alla Tav per raggiungere la capitale in meno di tre ore, anzichè organizzare i tradizionali pullman che, pur essendo meno costosi, costringono ad anticipare la partenza a mezzanotte, mettendo a dura prova la resistenza dei partecipanti.
Il programma della giornata è stato illustrato ieri da Marzia Dall'Aglio e Giuseppe Zaffarano dello Spi-Cgil, Ferdinando Guidetti della Uil pensionati e Adelmo Lasagni della Fnp-Cisl. Non è accettabile, a loro avviso, che in Italia la tassazione degli assegni pensionistici arrivi mediamente al 21%, con ritenute sui 4.000 euro annui per un importo mensile lordo di 1.500 euro, mentre in Germania il prelievo medio è di 39 euro, in Francia di 1.000 e in Spagna di 1.400. Così, ad esempio, una pensione lorda di 1.000 euro si riduce al netto a 865, una di 1.500 a 1.199, una di 2.000 a 1.533. La progressività dell'imposizione assottiglia in misura ancora maggiore gli importi più elevati, riducendo a 2.381 euro un lordo di 3.500, a 2.106 un assegno di 3.000 e a 1.828 un imponibile di 2.500.
Non stupisce il fatto che duecento pensionati reggiani si siano trasferiti all'estero, soprattutto nelle isole Canarie, per godere non solo del clima, ma anche della tassazione più blanda.
«Chiediamo - dicono all'unisono gli organizzatori - che siano concesse ai pensionati le stesse detrazioni fiscali previste per i lavoratori e sia estesa alle pensioni più basse l'elargizione di 80 euro. In ogni caso deve essere salvaguardato il potere d'acquisto degli assegni erosi dal blocco della rivalutazione attuato nel 2012-2013 e bocciato dalla Corte costituzionale».
Non è meno netta la difesa delle pensioni di reversibilità. «Si tratta - sottolineano i sindacati - di diritti derivanti dai contributi versati, non di assistenza. La previdenza deve essere divisa dall'assistenza. Sui 270 miliardi spesi complessivamente per le pensioni se ne contano 40 destinati alla spesa assistenziale, che deve essere a carico della fiscalità generale anzichè dell'Inps. In tal modo il deficit previdenziale si azzererebbe».
Non potevano mancare l'attacco alla legge Fornero, con la richiesta di ridurre l'anzianità contributiva a 41 anni per tutti, e la rivendicazione che le future pensioni non siano inferiori al 60% dell'ultimo stipendio. Nella nostra provincia i pensionati sono un esercito di 165 mila persone, di cui 120 mila percepiscono circa mille euro e il 20% si colloca fra i 500 e i 750 euro, beninteso lordi.
Le femmine sono 75.101. Il loro assegno medio anuo è di 14.897 euro. Invece i 65.239 maschi ne incassano 20.398. Il territorio reggiano è fra quelli in cui l'assistenza incide meno, riguardando 23mila pensioni contro le 142mila contributive. Gli assegni sociali sono 3.746 e assommano in media a 402 euro, mentre i 19.276 invalidi ne incassano 431. Una questione non secondaria è quella degli anziani non autosufficienti, che sono più di ventimila, cioè il 18,5% dei 110mila reggiani over 65.
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