False dialisi, la nefrologa può tornare a lavorare
Il Riesame accoglie il ricorso della dottoressa reggiana che era stata sospesa. La difesa: «Cancellato un provvedimento ingiusto». Prosegue l’indagine del Nas
REGGIO EMILIA. L’indagine dei carabinieri del Nas su quelle che vengono considerate false dialisi al Dialcenter di Fornovo (Parma) va avanti, mentre è radicalmente cambiata la posizione della nefrologa reggiana 46enne a cui il Riesame di Bologna ha ora revocato la sospensione per un anno dalla professione medica che era stata disposta dal gip di Parma. Una decisione, con effetto immediato, che ha rimesso quindi al lavoro la dottoressa. «Il Riesame ha sancito l’assoluta assenza di responsabilità da parte della mia assistita – spiega l’avvocatessa Maria Teresa Cavalca che difende il medico – anche perché siamo di fronte ad un provvedimento ingiusto. I pazienti hanno sempre dimostrato gradimento alla dottoressa per le prestazioni effettuate».
Ritornando all’inchiesta, la nefrologa reggiana, secondo le accuse, aveva un ruolo centrale nella truffa in quanto attestava le sedute di dialisi mai effettuate. Nel mirino degli inquirenti sono finite 413 prestazioni sanitarie fittizie in quattro anni, che hanno consentito di ottenere il rimborso di poco meno di 60.000 euro dalla Regione Emilia Romagna. A scoprire la truffa sono stati – come detto – i carabinieri del Nas di Parma, che al culmine dell'operazione "Diabolik", hanno eseguito il mese scorso due arresti (ai domiciliari il legale rappresentante della struttura medica e una sua collaboratrice) e le perquisizioni delle abitazioni dei sette indagati, tra cui la dottoressa reggiana. Perquisiti anche due studi commercialisti di Parma, il centro dialisi di Fornovo e il centro dialisi dell'ospedale di Oglio Po (Cremona), il cui personale lavorava anche nella struttura in provincia di Parma. La magistratura ha disposto il sequestro penale preventivo, finalizzato alla confisca, del conto corrente del Dialcenter per recuperare i 60.000 euro percepiti indebitamente.
Le ipotesi di reato contestate a vario titolo sono associazione a delinquere finalizzata alla truffa in danno del Servizio sanitario nazionale, falso in atto pubblico e violenza e minaccia per costringere alcuni collaboratori ad alterare le cartelle cliniche.
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