Rifugiati, più polizia che manifestanti
Davanti all’ufficio anagrafe Città Migrante e Aq 16. Zambelli: «Un tavolo pubblico per affrontare il tema dell’accoglienza»
REGGIO EMILIA. Una trentina di manifestanti pro rifugiati (Aq16 e associazione Città Migrante) davanti all’anagrafe, un’altra trentina contro (Lega Nord) a venti metri di distanza, sempre in via Toschi: una equazione che rispecchia anche numericamente come il tema immigrazione sia capace di spaccare in due qualsiasi comunità. In mezzo, un centro storico blindato dalle camionette, con una quarantina di carabinieri, poliziotti e agenti Digos in borghese.
Quello che è emerso, al di là dello scontro ideologico, è la richiesta di Città Migrante: un tavolo interistituzionale per parlare di accoglienza e realizzare quel dibattito serio «che finora non c’è stato stato», afferma Federica Zambelli, attivista di Città Migrante nonché addetta ai lavori (è operatrice di accoglienza per la Papa Giovanni XXIII). Un tavolo pubblico «che comprenda istituzioni, comuni, coop che gestiscono l’accoglienza, ma anche dal basso, insomma tutti gli attori del territorio», nel quale si possa «riflettere su una questione complessa, far saltare fuori nuove proposte, sinergie e progetti. Finora lo abbiamo chiesto in modo informale; ora chiediamo ufficialmente a Comune, Dimora d’Abramo e altri di discuterne in modo collettivo, affinché non si rimanga sulla superficie di un groviglio così complicato», afferma Zambelli.
Dopo la protesta della pasta del 27 aprile scorso, quando un gruppo di pakistani andò in questura per lamentare la qualità della mensa cittadina, ognuno ha detto la sua sui media, «con toni alquanto coloriti», commenta Zambelli. Che prosegue: «Dall’accoglienza si misura il grado di civiltà di una popolazione. Il progetto nazionale Prar ha limiti governativi: l’iter burocratico per la richiesta di asilo è lungo, non è detto che vada a buon fine, chi riceve un diniego spesso intraprende la strada dell’illegalità e coloro che arrivano al sospirato sì si trovano in una terra di nessuno». Un aspetto, questo, già evidenziato da Don Dossetti, mentre è da sottolineare che, secondo le statistiche, in Emilia-Romagna la percentuale dei rifugiati che ottengono il permesso di soggiorno sono l’80% rispetto a una media nazionale del 50%. «Sui paletti di Mare Nostrum - dice Zambelli - non si può incidere ma si può fare molto a livello locale nell’anno e mezzo di attesa che queste persone devono passare qui. Sono tanti gli aspetti sui quali Reggio può fare la differenza».
Ma cosa pensa Città Migrante dell’utilizzo dei fondi - oltre 9 milioni di euro - per i 750 rifugiati accolti nella nostra provincia? «Certo, condividere i conti nell’assemblea pubblica sarebbe utile - replica Zambelli - anche se si tratta di bandi pubblici: quello vinto da la Dimora di Abramo si può consultare sul sito della prefettura».
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