Gazzetta di Reggio

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Morto il 23enne investito da un'auto sotto il nubifragio

Tiziano Soresina
Morto il 23enne investito da un'auto sotto il nubifragio

Non ce l'ha fatta Rocco Reverberi, che sabato sera era stato investito da un'auto guidata da un ottantenne in viale Regina Margherita, mentre cercava di attraversare la strada a piedi. Donati gli organi del giovane

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REGGIO EMILIA. Tante ore di speranza nella sala d’attesa del reparto di Rianimazione del Santa Maria Nuova, poi ieri pomeriggio, poco dopo le 14, anche quella “fiammella” si è spenta ed è subentrata la rassegnazione. Momenti terribili stampati sui visi di familiari e amici: è subentrata la morte cerebrale per il 23enne Rocco Reverberi, investito sabato sera in viale Regina Margherita, all’incrocio con via Cefalonia. Troppo gravi le fratture e i traumi al torace e alla testa per sopravvivere. Nemmeno due giorni in coma, poi il crollo neurologico. Da quel momento sono partite le sei ore d’osservazione previste dalla normativa in materia e in serata i parenti danno l’assenso per l’espianto degli organi.

E’ la fine generosa, altruistica, di un giovane che ha dovuto sempre lottare nella sua vita (in tenera età ha avuto la forza di superare una malattia piuttosto seria) ma che si è fatto apprezzare da tutti. E’ molto provata la mamma Cinzia: «Sabato alle 13.30 Rocco è uscito di casa per andare al lavoro. Da quel momento – ci spiega commossa – non ci siamo più sentiti e domenica, non essendo rientrato, l’ho cercato disperatamente ovunque. Solo al pomeriggio ho saputo dai carabinieri cosa gli era accaduto...». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13479473:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/05/16/news/investito-sotto-il-diluvio-gravissimo-un-23enne-1.13479473]]

La breve esistenza di Rocco è comune a tanti ragazzi che in questi tempi di crisi faticano a trovare un futuro lavorativo. Ha studiato al conservatorio di musica “Arrigo Boito” di Parma, il pianoforte era la sua grande passione, a cui negli ultimi anni aveva associato anche la chitarra. Era stato anche uno scout, un’esperienza mai dimenticata.

Dopo la terza media aveva però chiuso con gli studi, cominciando a conoscere il duro pane della precarietà sul lavoro. Tanti lavori saltuari, ma di recente era stato ingaggiato come promoter dalla Vodafone al centro commerciale “I Petali”: avrebbe voluto diventare un programmatore informatico, ma quel lavoro comunque gli piaceva. Sabato, alle 20, aveva finito di far contratti telefonici e a piedi stava rientrando a casa quando, circa mezz’ora dopo, è stato falciato da un’auto mentre attraversava la strada. Un incidente fatale.

Rocco aveva convissuto nel Parmense con la fidanzata Giulia Giuffredi, poi due anni fa la rottura ed il rientro a Reggio nell’abitazione di famiglia in via Primo Maggio, al Villaggio Stranieri.
Ma i due ragazzi si erano negli ultimi tempi riavvicinati, come ci racconta in ospedale la stessa Giulia che ha parole dolcissime: «Era il mio ometto – spiega, stremata e in lacrime – una persona davvero speciale, mi ha insegnato a vivere. Sono contenta che vengano donati gli organi, perché qualcuno, grazie a lui, avrà un’esistenza migliore».

Nella sala d’attesa c’è un dolore composto. E’ un susseguirsi di familiari (sono otto i fratelli di Rocco), di compagni di scuola, di amici. Sono tutti concordi nel ricordarlo come un giovane sensibile, paziente, determinato che con coraggio voleva sistemare una volta per tutte la sua vita ora cancellata da un destino beffardo. «Un dono del Signore per tutti noi – rimarcano i fratelli – che sapeva darci forza con la sua voglia di vivere». Di lui non resterà solo l’esempio, ma anche poesie bellissime come ci tengo a sottolineare alcuni amici: «Era molto buono, Un ragazzo davvero unico».
 

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