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Nasce a Reggio Emilia il vademecum contro il gioco d'azzardo

di Luciano Salsi
Nasce a Reggio Emilia il vademecum contro il gioco d'azzardo

Presentato alla Camera dei Deputati il progetto che ha visto collaborare la comunità Papa Giovanni e la banca Bper che ha voluto così ricordare l'impegno del suo funzionario Andrea Cavazzoli, scomparso prematuramente  

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REGGIO EMILIA. Fra le dipendenze patologiche la ludopatia è quella che ha più gravi ripercussioni sul benessere delle famiglie, che spesso ne prendono coscienza solo quando il congiunto ha dissipato i risparmi di una vita.

Per metterli in guardia e prevenire la rovina del patrimonio familiare la Banca Popolare dell'Emilia-Romagna, in collaborazione con il centro sociale Papa Giovanni XXIII, ha messo a punto il vademecum “Giocatori d'azzardo patologici e servizi bancari”, presentato ieri a Roma, nella sala stampa della Camera, con l'intervento di Lorenzo Basso, membro dell'intergruppo parlamentare sui temi dell'azzardo, Eugenio Garavini, vice direttore generale vicario di Bper Banca, e don Armando Zappolini, portavoce della campagna “Mettiamoci in gioco”.

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È toccato a Matteo Iori, responsabile del centro sociale Papa Giovanni XXIII, illustrare le venti pagine di questo manualetto, una novità nazionale assoluta, in cui si compendia il contributo del compianto Andrea Cavazzoli, incaricato della Responsabilità sociale d'impresa per il gruppo Bper.

«Nel 2012 - spiega Iori – iniziai a collaborare con Cavazzoli per capire come una banca potesse mettere in atto strategie contro il gioco d'azzardo. Questo strumento serve ai familiari per controllare le operazioni sospette. La relazione con il giocatore è molto importante, ma lo è altrettanto l’aiutare il familiare a tutelare il proprio patrimonio, nella speranza che domani lo stesso giocatore patologico sia riconoscente per avere avuto una rete di sostegno».

Lo scopo è informare i familiari del giocatore d'azzardo sulle mosse che possono compiere per tutelarsi nel rispetto della normativa vigente, del diritto alla riservatezza e del segreto bancario. Si tratta di aiutare i congiunti a difendersi da una persona che ha perso l'autocontrollo.

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«Il giocatore patologico - sottolinea Iori - non riconosce il suo problema o non ha la forza per fermarsi. Per finanziare il suo gioco è disposto a mentire e imbrogliare, anche e prima di tutto con la propria famiglia». L'associazione reggiana dal 2000 ha avuto in trattamento 904 persone ed ha raccolto, prevalentemente dai familiari, 1578 richieste d'aiuto. Il Coordinamento nazionale dei gruppi per il gioco d'azzardo, presieduto da Iori, in tutta l'Italia ha seguito 3957 giocatori e risposto a 7560 richieste d'aiuto.

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