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«Io sono l’espressione dell’amore»

«Io sono l’espressione dell’amore»

Dario Vergassola presenterà buona parte degli eventi «contro odio e cattiveria»

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SCANDIANO. «Hanno chiamato me perché sono l’espressione vivente dell’amore». Non rinuncia mai a prendere e prendersi in giro Dario Vergassola, direttore artistico dell’edizione 2016 del festival dopo essere stato conduttore onnipresente nel 2015. «Questi ragazzi mi hanno convinto, parlano poco, almeno all’inizio, ma sono stati bravi a organizzare tutto» – sorride ironico guardando gli amministratori scandianesi.

E l’hanno convinto a occuparsi dell’intero festival, scegliendo l’Ariosto al posto del mare. Già, il mare: «All’inizio il festival sarebbe dovuto essere tutto dedicato al mare, per ricordare quando l'Adriatico arrivava fino a Scandiano, lo sanno tutti, pensavamo a barche, all’acqua». Poi, è arrivata in soccorso la storia rinascimentale: «Mi hanno fatto vedere la mostra di Luzzati sull’Orlando Innamorato, ho conosciuto meglio la storia e abbiamo capito che il tema era già servito. D’altronde, in un mondo di cattiverie, gelosie e odio, meno male che c’è Scandiano. È il centro del mondo, da un posto di vista geografico, anche questo non tutti lo sanno» – continua sempre sornione.

«E’ una cerniera fra civiltà, e quindi è giusto che si parli di amore in tutte le sue varie forme. Amore per il cibo, la natura, per l’uomo. Forse, addirittura, anche di amore per me. D’altronde mi hanno chiamato in quanto espressione vivente dell’amore».

Vergassola nei tre giorni di eventi sarà chiamato all’ubiquità, visto che presenterà buona parte degli incontri con gli autori, come già fatto nel 2015, e questa volta sarà anche ufficialmente lui a dettare le linee guida. Sempre con l’amore al centro: «Cosa saremmo senza l’amore? Il festival diventa come una capsula protettiva, una vaccinazione di gruppo contro il brutto e il cattivo che c’è fuori». E poi, un po’ di cultura è necessaria: «Comunque vada, credo che a nessuno faccia male ascoltare una lezione di Galimberti, o un dialogo con Don Pasta. Male di sicuro non fa, neppure a me». (adr.ar.)

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