Dimora d’Abramo «Tutto trasparente chiaro e pubblico»
Lettera del presidente Codeluppi sui “conti in tasca” Ma in 10 mesi la coop ha mai reagito alle critiche interne
REGGIO EMILIA
Dal presidente della Coop Dimora d’Abramo, Luigi Codeluppi, riceviamo e pubblichiamo.
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In riferimento all'articolo della Gazzetta di Reggio del 17 maggio ("Casa d'Abramo, no risposte (però querela la Gazzetta)", in cui ci si chiede quali siano le ragioni dell'azione legale della Cooperativa Dimora d'Abramo, la stessa Cooperativa precisa e rettifica quanto segue:
La querela non afferisce affatto agli elementi dell'articolo del 30 aprile scorso che ora la Gazzetta sintetizza, scegliendo arbitrariamente passaggi che certamente non hanno nulla di diffamatorio, bensì siriferisce ad alcune falsità (segnalate all'estensore dell'articolo), che generano discredito sulla Cooperativa,contenute nel richiamato articolo del 30 aprile; In particolare, il 30 aprile la Gazzetta ha scritto che i soci si sono spartiti, nel 2015, 170.000 euro di utile e che in precedenza (e cioè prima del lavoro di accoglienza per i migranti) il bilancio era in perdita. Le affermazioni sono entrambe palesemente false.
I bilanci dei precedenti dieci anni (tanto per definire un arco temporale sufficientemente ampio) non hanno mai presentato perdite, ed è conseguentemente lesivo dell'onorabilità dell'impresa, dei suoi soci e amministratori, il far credere che il positivo bilancio 2014 sia legato alla gestione dell'accoglienza profughi.
E' analogamente falso il fatto che i soci si siano attribuiti 170.000 euro di ristorno. Tale cifra equivale all'utile complessivo (generato dalle diverse attività gestite dalla Cooperativa), mentre il ristorno (istituto tipicamente mutualistico che tutte le cooperative sono sollecitate ad utilizzare quando ve ne sia la possibilità per premiare il lavoro e i rischi dei soci nell'impresa) è stato pari a 60.000 euro, 27.850 dei quali destinati dagli stessi soci a capitale sociale della cooperativa (e quindi non incassati) e 32.150 inseriti in busta paga (e perciò tassati) per 24 soci-lavoratori. Le notizie e le cifre relative a utile, ristorno e destinazione del ristorno stesso erano tutte in possesso della Gazzetta e comunque pubbliche e facilmente acquisibili in Camera di Commercio. Le "non risposte" alla Gazzetta per le domande poste il 6 maggio si legano all'abuso che è stato fatto proprio il 30 aprile di informazioni chiarissime che, invece, sono state oggetto di falsità e di discredito.
Sul tema accoglienza, costi, modalità del servizio, uso delle risorse e destinazione degli utili (che non sono in alcun modo un fine, ma una condizione per garantire continuità alla vita di ogni impresa e per promuovere nuove attività di servizio), la Dimora d'Abramo è e resterà del tutto trasparente, esponendosi serenamente alle valutazioni sia di chi è competente che di chi non ha competenze d'impresa e, soprattutto, in materia di accoglienza. Troveranno pubblicamente risposta, a giorni, in coincidenza con l'assemblea dei soci, anche le domande che pone la Gazzetta, volutamente non concesse il 6 maggio di fronte alle falsità pubblicate in precedenza dal quotidiano e alla natura dei quesiti, unicamente finalizzati, a nostro avviso (4 domande su 5), a "fare i conti" in tasca ad una cooperativa che di ogni cosa risponde alla Prefettura e all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) e che la Gazzetta ha diffamato proprio ricorrendo a cifre non vere e pur in presenza di informazioni che, al contrario, erano assolutamente chiare e pubbliche.
Riservandoci ogni azione e in ogni sede a tutela degli interessi e del buon nome della cooperativa, dei suoi amministratori e dei suoi soci, porgiamo distinti saluti.
Luigi Codeluppi
Questa la risposta della Gazzetta di Reggio:
Presidente Codeluppi, ci pare che le sue ragioni e la sua querela siano fuori tempo massimo. L'unica cosa puntuale è questa lettera che arriva giusta giusta alla vigilia dell'assemblea della società cooperativa che presiede. Comprendo la fretta, che però ancora una volta glissa le cinque domande. E che non si giustifica, perché l'argomento per il quale lei accusa la Gazzetta di falso e diffamazione era contenuto in un articolo pubblicato il 25 agosto 2015. Ricorda? Raccontava che nel maggio precedente don Daniele Simonazzi, fondatore della cooperativa L'Ovile (fa parte del consorzio della Dimora d'Abramo), fu uno dei due soci a non votare il bilancio "in utile per 170mila euro". Il sacerdote in agosto affermò: "Oggi cosa diamo a questa gente che arriva qui disperata e senza nulla? Al di là di vitto e alloggio, intendo. Ecco, io spero proprio che la Dimora d'Abramo ritrovi presto la sua ragione sociale". Don Simonazzi precisò: "Significa che se fai il ragioniere allora ti limiti a dare vitto e alloggio. Se invece segui il Vangelo allora… Bé allora manca qualcosa". Il prete concluse: "Quei soldi, come ha detto in quell'occasione anche don Eugenio Morlini, dovevano servire per dare altri e migliori servizi a quella povera gente che vogliamo accogliere. Altrimenti facciamo altro".
In dieci mesi la cooperativa ha mai reagito a quelle critiche durissime. Dal 6 maggio attendiamo le repliche ai 5 quesiti. E oggi ci invita ad andare in Camera di commercio dove sono consultabili i suoi conti (così reagisce l'imprenditoria all'antica). La trasparenza a noi piace tantissimo: pubblichiamo questa sua lettera integralmente e come lei domanda, quale precisazione e rettifica. Sa, la risposta pronta è un'abitudine straordinaria.
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