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Le carte su Brescello nelle mani della Dda

di Tiziano Soresina
Le carte su Brescello nelle mani della Dda

Al vaglio dell’Antimafia nomi e fatti secretati negli atti dello scioglimento Il paradosso: Comune condizionato dalla mafia ma risarcito dal giudice

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BRESCELLO. Tutto l’incartamento investigativo relativo allo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Brescello è nelle mani della Dda di Bologna.

Ed ora si è entrati nella fase più delicata, cioè la valutazione delle condotte sul piano del coinvolgimento della criminalità organizzata. È probabile che, come atto dovuto, venga aperto dall’Antimafia un fascicolo, anche alla luce dei tanti “omissis” presenti nella corposa documentazione consegnata e dietro ai quali vi sono nomi, fatti e situazioni meritevoli di un approfondimento da parte degli inquirenti.

Del resto nelle carte si trovano affermazioni a dir poco lapidarie. «L'atteggiamento di acquiescenza degli amministratori comunali che si sono avvicendati alla guida dell'ente, nei confronti della locale famiglia malavitosa si è poi trasformato in una condizione di vero e proprio assoggettamento al volere di alcuni affiliati alla cosca, nei cui riguardi l'ente, anche quando avrebbe dovuto, è rimasto, negli anni, sostanzialmente inerte».

Queste dure affermazioni sono del ministro dell'Interno Angelino Alfano e le troviamo nella sua relazione redatta sulla base di quella stilata dal prefetto di Reggio Emilia, Raffaele Ruberto. Entrambi i documenti, comparsi sul sito della Gazzetta Ufficiale, confermano le voci trapelate in questi mesi: all'interno dell'amministrazione comunale di Brescello sono riscontrabili forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata, di cui si fa riferimento nell'articolo 143 del Tuel (il Testo unico degli enti locali).

Dalle relazioni, emergono favori ai parenti dei mafiosi, speculazioni edilizie sospette, varianti urbanistiche a rischio di infiltrazioni e appalti a ditte successivamente interdette sempre per mafia.

Il tutto condito da una condiscendenza tra amministratori pubblici e personaggi aderenti alla cosca di 'ndrangheta dei Grande Aracri di Cutro. «Questo atteggiamento di «accondiscendenza» nei confronti della consorteria - si legge inoltre - ha connotato la conduzione dell'ente nel corso di più consiliature e si è andato consolidando negli anni anche grazie alla sostanziale continuità gestionale derivante dalla costante presenza di alcuni amministratori, che si è tradotta in una continuità politico-amministrativa e di intenti degli organi elettivi, senza prese di posizione o interventi in discontinuità rispetto a fatti che si sono verificati in passato».

Brescello è anche nel mirino del procuratore Giorgio Grandinetti che, come ha già dichiarato, non si preclude alcuna strada: «Ho letto molto attentamente la relazione e ci potrebbero essere alcuni episodi di rilevanza penale – ha affermato cautamente Grandinetti – e devo dire che dentro ci sono diversi casi vecchi e prescritti, altri senza rilevanza penale e altri più recenti che sono coltivabili e possono avere un interesse».

Fra l’altro il Comune di Brescello – ora retto da tre commissari – si trova in una situazione paradossale: è stato sciolto per mafia, ma nell’udienza preliminare di Aemilia sono stati assegnati all’ente locale della Bassa 150mila euro di risarcimento per i danni causati dalla criminalità organizzata marchiata ’ndrangheta. Inoltre sempre il Comune di Brescello si è costituito parte civile nel maxi processo di Aemilia in corso nell’aula bunker di Reggio. Da una parte cade la mannaia del Governo perché considera il Comune “infiltrato dalla ’ndrangheta” e quindi causa del danno. Dall’altra parte il giudice lo “premia” con un risarcimento per il gravissimo danno d’immagine subìto con le infiltrazioni mafiose.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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