Pompieri dal prefetto: «Siamo malpagati»
I vigili del fuoco in sit in per chiedere che vengano adeguati i requisiti al pari di altri corpi dello Stato
REGGIO EMILIA. Un sit-in di protesta davanti alla Prefettura, con una delegazione ricevuta dal dottor Raffaele Ruberto, per chiedere l’adeguamento dello stipendio e dei requisiti pensionistici al pari di altri corpo dello Stato.
Anche a Reggio Emilia, in contemporanea ai presidi andati in scena in tutte le piazze italiane, ieri i vigili del fuoco aderenti al sindacato autonomo Conapo sono stati protagonisti di una manifestazione organizzata in corso Garibaldi. Nella nostra provincia i vigili del fuoco in totale sono 170, un centinaio dei quali in servizio a Reggio città, mentre il restante nei distaccamenti di Guastalla, Castelnuovo Monti e Sant’Ilario).
«La carenza di personale è pari al 15-20%, dovremmo essere 200 – afferma Mattia Scarpa, rappresentante reggiano del Conapo – in più, da qualche mese l’amministrazione ci ha imposto di fare l’addestramento delle specialità in orario di servizio a costo zero, togliendo forze al soccorso tecnico urgente, dove abbiamo sempre il numero minimo di squadre».
La questione della carenza di personale è un’emergenza che si protrae ormai da diversi anni, così come l’età media dei pompieri, che è pari a 48 anni, considerata «troppo alta, per una marea di competenze che richiedono prestanza e fisicità».
Il concorso pubblico previsto per il secondo semestre dell’anno basterà appena, come in passato, a coprire il turn over. Il presidio di ieri, però, è stato anche basato su un altro aspetto: quello dello stipendio, fermo al palo da parecchio tempo.
«La Ragioneria dello Stato ha attestato che i pompieri sono penalizzati a livello di salario e di adeguamento pensionistico – prosegue Scarpa – le nostre retribuzioni sono più basse di 400 euro rispetto ad altri corpi dello Stato. Un pompiere con un’anzianità di 30 anni e prossimo alla pensione, percepisce una media di 1.600 euro, contro un poliziotto nella stessa posizione che arriva a duemila euro. Si tratta di una media, ma che rende bene l’idea delle differenze. Una disomogeineità che non è tollerabile, considerati i rischi che corrono durante gli interventi».
A questo aspetto si aggiunge infine anche il mancato riconoscimento pensionistico per i servizi operativi.
«Stavolta arriveremo a manifestare fino a Roma e chiederemo un tavolo per parità di trattamento, lavorativo ed economico – conclude Scarpa – Vogliamo che lo Stato riconosca il nostro operato: i cittadini già lo fanno».
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