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Ritardò a uscire in visita Guardia medica a processo

di Elisa Pederzoli
Ritardò a uscire in visita Guardia medica a processo

Casina: venne chiamata tre volte ma quando arrivò la paziente era ormai morta Ora è accusata di omissione di soccorso, per l’accusa doveva intervenire prima

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CASINA. E’ accusata di omissione di soccorso la guardia medica che, dopo due inutili chiamate, solo alla terza decise di uscire per andare a visitare la paziente. Ma quando arrivò, la donna era ormai in arresto cardiaco e poco dopo morì.

Ieri mattina, davanti alla Corte composta dai giudici Dario De Luca, Alessandra Cardarelli e Luca Ramponi, è iniziato il processo per la dottoressa Patricia Nidia Marino, 49enne di origine spagnola, difesa dall’avvocato Gianluca Tirelli. A rappresentare l’accusa il pubblico ministero Giacomo Forte.

Tutto avvenne la notte del 15 aprile 2012, a Casina. L’anziana, 77 anni del Milanese, era arrivata in paese per trovare la figlia e il genero, dei quali era ospite. Affetta da diabete mellito di tipo 2, nel corso di quella notte aveva iniziato a stare male. Risale alle 4 di notte la prima chiamata del genero alla guardia medica di Castelnovo Monti. Rispose la dottoressa Marino. L’uomo riferì di valori alti del diabete e del fatto che l’anziana rimettesse. Seguirono altre due chiamate. L’ultima quando ormai erano le 7 e l’anziana aveva gravi difficoltà respiratorie. Solo allora il medico raggiunse la casa della paziente e venne richiesto l’intervento dell’ambulanza del 118. Ma a quel punto, nonostante il massaggio cardiaco praticato sul posto, per l’anziana donna non ci fu più nulla da fare.

L’accaduto però venne riportato dai familiari all’ospedale. E da lì partì un procedimento – anche disciplinare interno nei confronti della guardia medica – che finì in procura. A finire sotto accusa il ritardo nell’uscita del medico.

L’autopsia medico legale ha escluso, però, una correlazione causa-effetto tra il ritardo di intervento e la morte della paziente.

Tuttavia, la guardia medica è alla sbarra con l’accusa di omissione di soccorso. Secondo il pm, uditi i livelli di diabete che il familiare comunicò per telefono al medico, avrebbe dovuto attivarsi.

Ieri è stato proprio il genero a essere sentito in aula rispetto a quanto accadde quella notte insieme a un volontario dell’equipaggio dell’ambulanza. Ascoltato anche il dottor Walter Vezzosi che su specifica domanda ha valutato inadeguato il comportamento del medico. Nella prossima udienza, il 14 settembre, sarà sentito il dottor Alessandro Bergonzini che fece la perizia medico legale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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