Gazzetta di Reggio

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Scuola, sciopero generale contro la riforma di Renzi

di Luciano Salsi
Scuola, sciopero generale contro la riforma di Renzi

I sindacati in piazza per manifestare contro la condizione degli insegnanti Cgil, Cisl e Uil: «Bisogna rinnovare il contratto e adeguare tutti gli stipendi»

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REGGIO EMILIA. Le retribuzioni, inferiori alla media europea, hanno perso l'8% del potere d'acquisto nei sei anni trascorsi dall'ultimo aumento contrattuale. Le condizioni di lavoro sono peggiorate per l'aumento degli adempimenti burocratici e dei progetti didattici. Gli avanzamenti di stipendio e di carriera dipendono sempre più dalla valutazione da parte del preside manager. E le immissioni in ruolo, inferiori alle attese, non hanno eliminato la piaga del precariato.

Insomma la “buona scuola” renziana, improntata alla managerialità e alla competitività individualistica, non piace ai docenti abituati all'impegno collegiale e alla libertà d'insegnamento. I sindacati Flc-Cgil, Cisl-scuola, Uil-scuola e Snals-Confsal si fanno carico del diffuso malcontento proclamando per domani lo sciopero nazionale generale dell’intera categoria, compresi i collaboratori scolastici e gli impiegati di segreteria, con lo scopo di «rinnovare il contratto, rafforzare la contrattazione d'istituto, sburocratizzare la scuola, stabilizzare i precari e adeguare le retribuzioni».

A Reggio le ragioni della protesta saranno manifestate domani con un presidio davanti alla Prefettura, in corso Garibaldi, dalle 10 alle 12.

Nei giorni scorsi gli umori dei diretti interessati sono stati sondati con tre assemblee riunite in città al cinema Cristallo, a Guastalla e a Castelnovo Monti. I segretari provinciali di Flc-Cgil, Elvira Meglioli, Cisl, Monica Leonardi, e Uil-scuola, Pasquale Raimondo, sperano in una buona partecipazione allo sciopero, ma non vi scommettono: «I lavoratori – riferiscono – sono molto stanchi di subire continuamente attacchi. Tuttavia ci preoccupa la rassegnazione con cui reagiscono. I cambiamenti introdotti nel sistema dell’istruzione sono collegati dalla volontà di dividere la categoria, di contrapporre gli uni agli altri, i docenti ai non docenti. All’aumento dei carichi di lavoro e dei compiti burocratici molti reagiscono non con la solidarietà fra colleghi, ma con la guerra intestina».

L’obiettivo di rinnovare il contratto scaduto da otto anni è comune al resto del pubblico impiego, che sciopererà il 24 maggio. La scuola, in particolare, accusa che la retribuzione media annua lorda dei suoi dipendenti è calata dai 30.750 euro del 2009 ai 29.130 del 2014 (meno 4,71%).

Si va da un minimo di 22.903 euro nella scuola primaria a un massimo di 38.745 negli istituti superiori rispetto a medie della zona Euro, che assommano, rispettivamente, a 26.212 e 48.670 euro. Pesa ancora di più l’attribuzione ai dirigenti scolastici di larghi poteri nel decidere l'assunzione e la retribuzione dei docenti.

«Su questo punto – spiega Roberto Bussetti della Flc – i sindacati hanno rotto le trattative con il governo. I nuovi assunti ed anche i vecchi, nel momento in cui perdono la cattedra nel proprio istituto o chiedono il trasferimento, non sono più titolari in un istituto, ma in un ambito territoriale che comprende molte scuole di ogni ordine e grado. Quindi da un anno all'altro possono essere trasferiti anche lontano decine di chilometri».

La regione Emilia-Romagna è stata divisa in 23 ambiti. La nostra provincia ne annovera tre. Il numero 18 si estende fra Reggio, Sant’Ilario d’Enza, Rubiera, Montecchio, San Polo d’Enza, Quattro Castella e Albinea. Il numero 19 comprende tutta la Bassa reggiana, il 20 la zona montana e quella delle ceramiche, fra Scandiano e Castellarano.

«Il dirigente – denuncia Elvira Meglioli – potrà scegliere i beneficiari e l'entità del salario accessorio, in contrasto con il principio della contrattazione. Il comitato di valutazione può stabilire solo i criteri dell'assegnazione del bonus, per il quale sono stati stanziati in tutto 200 milioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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