Gazzetta di Reggio

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«Tutti noi siamo partner mediopadani»

di MAURO SEVERI *
«Tutti noi siamo partner mediopadani»

Mauro Severi, presidente di Unindustria, e la prospettiva della creazione di un’area vasta fra Emilia e Lombardia

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di MAURO SEVERI *

In questi giorni autorevoli interventi – stimolati da un puntuale reportage realizzato da La Gazzetta di Reggio Emilia – hanno affrontato la questione della riorganizzazione delle province e, più in generale, le scadenze poste dalla progressiva attuazione della legge Delrio. Per contribuire a questo importante confronto, che investe gli interessi di lungo periodo della nostra realtà territoriale, intendo sviluppare alcune considerazioni. Per prima cosa mi pare opportuno evidenziare che la cosiddetta Area Vasta Emilia dovrebbe adottare un modello organizzativo a rete. Una soluzione basata sulla collaborazione tra centri decisionali autonomi che, per raggiungere specifici obiettivi, scelgono di utilizzare congiuntamente le proprie risorse, conoscenze e competenze. Tale modello – che fa leva sulla specializzazione reciproca, sulla condivisione, sulla co-innovazione e sull'espansione dei bacini d'uso – rappresenta la soluzione più idonea alla gestione della complessità cui sono chiamati tutti gli attori dello sviluppo locale. Il modello a rete – come noto – non prevede un unico centro di comando, consente l'autonomia delle unità costituenti e permette di organizzare e trarre vantaggio da un'affidabile divisione del lavoro – cognitivo e operativo – tra le varie unità, valorizzando diversità e specializzazioni. Perché la cosa funzioni, c'è un'unica condizione: che i partner della rete accettino di divenire interdipendenti – dandosi strutture di governance della rete che rendano possibili progetti condivisi – distribuendo costi e investimenti tra partner che assumono rischi comuni. La costruzione di un simile legame, tra diverse unità territoriali, dovrebbe seguire un percorso attento non solo alle ragioni iniziali del mettersi insieme (la riforma Delrio), ma anche a quelle che tutelano il legame stesso nel tempo.

Per prima cosa si dovrebbe partire dalla costruzione di un'identità condivisa appoggiandosi a un'idea motrice (la soggettività mediopadana) capace di durare nel tempo e di indicare modi efficaci di creare valore per i rispettivi sistemi locali. Mi riferisco a un percorso che – in una prima fase di esplorazione – potrebbe partire pragmaticamente dalla ricerca di vantaggi di costo o di qualità – contingenti o parziali – attraverso i quali i Capoluoghi interessati (e i loro territori) potrebbero verificare l'effettivo vantaggio del lavorare insieme, acquisendo così la fiducia necessaria per aumentare i livello d'impegno individuale.

L'eventuale governance di questa rete di enti locali dovrebbe poi considerare anche lo sviluppo di una piattaforma digitale condivisa, per supportare la “comunicazione” interna ed esterna. Quest'ultima soluzione metterebbe a disposizione dei diversi Capoluoghi un'infrastruttura di rete capace di favorire – ogni volta che serve – la modularizzazione delle competenze e dei servizi e la loro disponibilità tanto all'interno delle reciproche organizzazioni, quanto nei confronti dei diversi uffici che si interfacciano con i cittadini/utenti. L'idea di costruire l'Area Vasta Emilia come cuore di una nuova soggettività mediopadana rappresenta non solo una visione, ma un possibile banco di prova per risolvere nuovi problemi attraverso nuove soluzioni. In tale prospettiva i sistemi locali di Piacenza, Parma, Modena, Reggio Emilia dovrebbero, prima di tutto, apprendere a connettersi per definire in maniera condivisa gli obiettivi, gli strumenti per raggiungerli e le conseguenti azioni di lobbying. Tutto ciò, si badi bene, mantenendo integre le proprie identità e le rispettive autonomie. In tale prospettiva è indispensabile considerare che – come insegnano gli esperti – un'architettura organizzativa fondata sul rapporto di “rete” non può raggiungere la giusta consistenza e durare nel tempo se ciascuna delle parti conserva il proprio modus operandi, vale a dire continua a praticare le funzioni e a mantenere le competenze che aveva in precedenza. In altri termini, la rete serve a trasformare, a specializzare i nodi e non a conservare l'esistente. Dunque, si tratta di un passaggio particolarmente difficile che va portato avanti con motivazione, lungimiranza e pazienza perché – implicando processi importanti di auto-trasformazione – deve riuscire a superare ostacoli, scosse, proteste e resistenze. Siamo appena all'inizio del cammino.

* presidente Unindustria

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