«I fondi pubblici li usiamo così»
Anche L’Ovile assiste i richiedenti asilo: l’utile è del 2% e viene tutto reimpiegato
REGGIO EMILIA. La Dimora d’Abramo non è l’unica cooperativa sociale attiva nell’accoglienza dei richiedenti asilo. Al raggruppamento temporaneo d’impresa partecipa anche la cooperativa L’Ovile, che ha presentato nei giorni scorsi il suo bilancio.
Per questa coop il settore accoglienza profughi rappresenta una piccola parte del suo fatturato, 402.696 euro su un totale di oltre 8 milioni di euro (+15% rispetto al 2015).
Anche nello scorso anno il settore leader si è confermato quello ambientale (raccolta rifiuti, gestione di centri di raccolta, differenziazione dei rifiuti riciclabili) con un'incidenza del 36,5% sul fatturato e del 32,23% sull'occupazione, anche in questo caso con un'elevatissima percentuale (58,84%) di persone svantaggiate inserite.
Per quanto riguarda l’accoglienza la cooperativa del presidente Valerio Maramotti, rendiconta in modo puntuale l’utilizzo dei fondi, come si può vedere dal grafico a sinistra. La coop gestisce 10 strutture in 4 Comuni e nel 2015 si è occupata di 78 richiedenti asilo provenienti da 8 Paesi. Le risorse assegnate direttamente ai migranti, la diaria, sono stati quasi 36mila euro (2,5 euro al giorno a persona).
L’Ovile accompagna le persone accolte con l’introduzione allo studio della lingua e cultura italiana. L’utile, che in questo settore è stato pari al 2%, è stato reinvestito totalmente nella riprogettazione di tirocini rivolti ai profughi e forme di accoglienza per quando i contributi cesseranno.
Nel 2015 i lavoratori dell’Ovile sono saliti a 242 (+11%), di cui il 40% provengono da categorie svantaggiate.
I tassi di crescita maggiore del fatturato si sono registrati nel comparto delle pulizie (1 milione di euro il valore 2015), che assorbe il 21% dei dipendenti (il 56% sono persone svantaggiate).
Il commitente principale dell’Ovile sono i privati. Il pubblico pesa solo 1,3 milioni di euro su 8 milioni di fatturato.
«Il nostro punto di forza ha detto il direttore Daniele Marchi - è la forte diversificazione del lavoro».
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