«In patria gli articoli sui colpi per vantarsi»
Indagini per capire se ci siano altre rapine mai denunciate. Per il gip è concreto il rischio di nuovi reati
SAN POLO D’ENZA. Ufficialmente disoccupati, e con redditi bassissimi. Eppure, in regola con il permesso di soggiorno. Ecco chi sono i quattro cittadini cinesi finiti in manette.
Secondo gli investigatori, era Prato, in Toscana, la “centrale operativa”. Ma un punto di riferimento della banda è anche Roma. Le zone d’azione però si estendevano oltre la Toscana. Oltre ai colpi che vengono contestati ai quattro, il sospetto è che ce ne siano altri. Perché, analizzando l’utilizzo di carte Sim e telefonini (identificati tramite numeri Imeei) risultano presenze in luoghi specifici, dove però non si sono registrate denunce.
E il sospetto è che qui, forse, le vittime abbiano preferito non denunciare. Come purtroppo avviene di frequente dentro le comunità cinesi.
Ma c’è anche un altro aspetto, emerso nel corso delle indagini, che colpisce. «La banda, per vantarsi delle proprie gesta, inviava ai familiari in Cina gli articoli dei giornali locali in cui si narravano le rapine» spiega il maresciallo di San Polo, Giovanni Tondo.
Per il giudice delle indagini preliminari Angela Baraldi, che ha firmato l’ordinanza di arresto come richiesto dal pubblico ministero Isabella Chiesi, non era sufficiente l’applicazione di strumenti elettronici – come il braccialetto–- per i quattro. La gravità delle loro azioni e il pericolo «certo e concreto» di reiterazione hanno indotto il magistrato a ordinare che i quattro restino in carcere. Non solo: alcune conversazioni intercettate secondo il gip dimostrano «la volontà di continuare a commettere reati».
Le indagini guardano anche alle relazioni della banda con altre in azione sul territorio italiano. E l’ipotesi di collegamenti con la criminalità organizzata cinese. «Questo è un elemento che, per ora, possiamo solo supporre» conclude il colonnello Antonino Buda.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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