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Ex Reggiane, la città degli invisibili che abita i capannoni

di Evaristo Sparvieri
Ex Reggiane, la città degli invisibili che abita i capannoni

Nel sopralluogo della commissione consiliare spuntano fuori i senza tetto. Ecco le storie degli esclusi da una riqualificazione che vale 35 milioni di euro

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REGGIO EMILIA. Su una parete campeggia l'immagine di un Cristo misericordioso, che guarda dritto davanti a sè con le braccia aperte in segno di accoglienza. «God is so good», recita una scritta, che si ripete come una preghiera anche in italiano, quasi echeggiando nell'ambiente spoglio e disadorno, dove batte un cuore sormontato da una croce.

La polvere, alle ex Officine Reggiane, non si nasconde sotto un tappeto. E basta spalancare gli occhi per sentire una sensazione di bruciore. Finisce anche sotto gli occhi dei consiglieri comunali, che muniti di elmetto si aggirano senza troppo fastidio per un tour all'interno dei capannoni in abbandono.

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È qui che venerdì si è ritrovata la commissione consiliare "Assetto e uso del territorio", presieduta da Salvatore Scarpino, per un sopralluogo nel cantiere milionario del futuro Parco dell'Innovazione. Un progetto di riqualificazione di un intero quartiere, dal valore complessivo di 35 milioni di euro: cifra che finisce per stridere con le macerie del paesaggio circostante, divenuta da sempre l'abituale casa di fortuna di una ventina di senza fissa dimora. Migranti. Senza tetto e senza più niente.

Alcuni anche clandestini, che vivono di espedienti in questo gigantesco condominio in disuso, dove ogni stanza può diventare un luogo in cui trascorrere una notte al coperto. Pd, M5s, Alleanza Civica. E poi assessori, tecnici e operai della Nial Nizzoli di Correggio, insieme alla Garc srl di Carpi incaricata dei lavori. Il corteo consiliare, composto da esponenti di tutti gli schieramenti della sala Tricolore, non si cura di loro, ma guarda e passa.

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Scatta foto ai graffiti con i cellulari, immortalando immagini finite poi sui singoli profili Facebook. I migranti non compaiono in nessuna di esse. E quando i consiglieri si trovano nelle vicinanze della "casa" dei senzatetto, prima dell'inizio del vero sopralluogo, si sente solo una battuta. «Quello è il sindaco delle Reggiane», dice un operatore incaricato della bonifica indicando un senzatetto arrivato a Reggio da chissà dove. «Cinque qui, cinque sù, cinque di là, cinque, cinque e sette», prova invece spiegare un migrante.

È la "conta" dei condomini che vivono in quell'ala delle ex Reggiane, snocciolata durante le fasi di preparazione della cena. Il menù prevede pesce surgelato, messo a scongelare dentro una vecchia pentola riempita con acqua raccolta con una tanica. Qualche pezzo di legno poggiato a terra a fare da base per una graticola, sopra una fiamma che conferisce al cibo un sapore di ruggine. No, non è un barbecue.

E con le fiamme non si scherza mai. Ne sanno qualcosa i vigili del fuoco, che in inverno, spesso e volentieri devono intervenire tra i capannoni per spegnere principi di incendio. Il fuoco non serve solo per cucinare. E quando fa freddo serve anche per scaldare. O asciugare con maggior velocità i panni stesi lungo un filo, magari bagnati dalla pioggia. «Sette, otto, nove anni».

È sempre uno dei migranti a parlare, provando a raccontare in un italiano stentato il periodo trascorso nel nostro Paese, meta del loro disperato viaggio. Arrivati in Italia per fare cosa? «Parcheggiatore», confessa. Verrebbe da aggiungere "abusivo", ricostruendo la genesi di una di quelle attività moleste che ci fanno spesso imbestialire, mentre al volante della nostra auto nervosamente e freneticamente siamo a caccia di un parcheggio. Ma qui il nervosismo non c'entra.

E, mentre parlano e raccontano gli stenti di una vita, i senzatetto accennano persino qualche sorriso. Di certo hanno paura anche loro, di notte, quando le ex Officine si popolano di sbandati. E di certo dormire su quel divano sgangherato, tra sedie rotte, biciclette, può essere un modo per non pensare al peggio. Nel grande "open space" delle Reggiane, la cucina, il salotto e il garage sono infatti esattamente la stessa cosa, lo stesso ambiente, insieme alla toilette e alla lavanderia. Il corteo dei consiglieri, intanto, è già transitato.

L'elmetto è ancora in testa. E il progetto sulle ex Reggiane viene illustrato in ogni singolo dettaglio. Euro per euro, milione per milione. Il sindaco delle Reggiane, invece, resta fermo lì. Alla fine del tour, i consiglieri sanno tutto. O quasi. Mancano le storie di questi invisibili, un elemento dissonante nel percorso avviato verso l'innovazione e la conoscenza.

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