Il “Primary nursing” entra in corsia
In corso un progetto pilota in Neurologia e Medicina oncologica. A questo sistema si ispireranno tutti reparti del Core
REGGIO EMILIA. Se la terapia tende sempre più a essere personalizzata, anche il rapporto tra infermiere e paziente deve essere sempre più personale e improntato a un approccio diretto. Un sistema che presuppone un'assunzione di responsabilità e un ruolo più attivo da parte dell'operatore sanitario. Quello che l'ideatrice del modello “Primary nursing”, ha definito come «il modo in cui tutti noi vorremmo essere curati se fossimo malati", è un'esperienza già in atto nelle due aziende sanitaria reggiane con alcuni progetti pilota nei reparti di Neurologia e di Medicina Oncologica. Il modello già utilizzato nei migliori ospedali italiani e stranieri diventerà il sistema organizzativo a cui si ispireranno tutti i reparti che saranno trasferiti nel Core (Centro Oncoematologico) dell'Arcispedale Santa Maria Nuova che sarà inaugurata ai primi di giugno.
Il convegno di ieri al Centro Malaguzzi, presente l'ideatrice del più moderno approccio infermieristico al paziente Marie Manthey, ha visto la partecipazione di numerosi operatori sanitari, provenienti anche da fuori regione, ed è stata l'occasione di un confronto con altre esperienze in Italia. Aperto dai saluti dei direttori generali delle due aziende sanitarie reggiane Antonella Messori per l'Ircss Santa maria Nuova e Fausto Nicolini per l'Ausl, ha visto la partecipazione anche di numerosi medici e direttori sanitari che d'ora in avanti dovranno confrontarsi con questo nuovo sistema che sulla base di studi compiuti confermano come aumenti la soddisfazione dello staff assistenziale e quella del paziente. Il modello che sarà adottato al Core è già rodato ed è stato preceduta da oltre 800 ore di stage e formazione sugli operatori nei Reparti di Neurologia settore Stroke Unit e di Medicina Oncologica. Il sistema del Primary Nursing non è una scommessa, hanno sottolineato Sandra Coriani e Marina Iemmi rispettivamente direttore delle Professioni sanitarie di Ausl e del Santa Maria Nuova, ma punta «sulla qualità dell'assistenza, indipendentemente dal professionista che la eroga. Il modello si distingue per la forte assunzione di responsabilità da parte dell'infermiere nel prendere decisioni sulle cure da offrire al paziente di riferimento. Si passa da una responsabilità condivisa e diffusa d'équipe a un rapporto diretto e personalizzato con il paziente e i familiari». Un percorso condiviso dagli stessi medici presenti anche se più di uno nutre qualche perplessità sul fatto che «si possa fare senza aumentare le risorse umane e finanziarie a disposizione e dovendo fare i conti con una età media della categoria degli infermieri che è sempre più elevata». Quattro i capisaldi su cui si basa il modello: la responsabilità personale nel prendere decisioni, il fatto che ognuno sappia con precisione cosa deve fare, una comunicazione diretta da persona a persona e l'individuazione di una persona responsabile per la qualità dell'assistenza erogata ai pazienti di un reparto. Un modello che in sostanza prevede un infermiere di riferimento per ogni singolo paziente dal momento dell'ingresso nella struttura fino alle dimissioni.
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