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Scampato ai lager festeggia i cent’anni

Scampato ai lager festeggia i cent’anni

Luigi Solci detto “il soldato” ha raccontato dolori e sofferenze nel libro intitolato “Internato 97710"

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REGGIO EMILIA. Nella nostra città c'è un altro centenario. Ha raggiunto infatti il traguardo dei cento anni Luigi Solci, che gli amici definiscono "il soldato". Sì perché Luigi Solci, nato a Borgoforte di Mantova il 21 maggio 1916, poiché vestiva la divisa dell'esercito è stato costretto a quasi tre anni di prigionia nei lager nazisti.

Abita nella nostra città da almeno mezzo secolo ed ha lavorato sia al Salumificio Arduini che nelle Distillerie Reggiane ed ora trascorre serenamente le sue giornate nel Centro sociale "I Girasoli" di via Zambonini a Pieve Modolena. E' qui che ieri, giorno del suo centesimo compleanno, è stato circondato dall'affetto dei cari (vedovo, è padre di due figli) e da quanti frequentano la struttura e sperano ovviamente di imitarlo in quanto a longevità.

A temprarlo sono state le mille esperienze vissute che ora racconta un po' confusamente ma che ha chiaramente narrato in un opuscolo che ha titolato "Internato 97710".

Un racconto di poche pagine intrise di angoscia e dolori, terribili fatiche, freddo, fame, sofferenze.

Tutto ebbe inizio l'8 settembre 1943 mentre era in caserma a Trento e cercò di salire in Alto Adige per incontrare le formazioni partigiane.

Venne catturato 19 giorni più tardi in un fienile dai soldati tedeschi e caricato su un treno diretto in Germania. Avendo rifiutato di entrare a far parte della Repubblica Sociale fu internato nel campo di prigionia M. Stammlager II C di Greifswald dove rimase sino al gennaio del '44. Vi risparmiamo i patimenti subiti dentro e fuori dalle baracche circondate dal filo spinato, i trasferimenti a Stargard e Cauzin in Polonia, poi in Cecoslovacchia, le fatiche sofferte per gli scavi nelle miniere, fra paure di violenze e fortuite coincidenze che lo hanno scampato alla morte contrariamente a quanto accaduto a tanti compagni di prigionia. Prima della rocambolesca fuga in un fossato nel frastuono dei bombardamenti, il sostegno di una famiglia di contadini amici dei partigiani e il tormentato rientro in patria a ritrovare finalmente la famiglia.

Impossibile dimenticare, anche se tutto è ormai ovattato dal tempo e ieri Luigi Solci ha saputo dispensare sorrisi a chi gli era accanto e gli faceva gli auguri a resistere per “altri cento anni”. (l.v.)

 

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