Gazzetta di Reggio

Reggio

Ciclista travolto, incrocio sotto accusa

di Serena Arbizzi
Ciclista travolto, incrocio sotto accusa

San Martino in Rio, la sorella di Massimo Aguzzi chiede di indagare sull’incidente: «Vogliamo fare causa al camionista»

2 MINUTI DI LETTURA





SAN MARTINO IN RIO. «Di certo faremo causa contro il camionista che guidava il mezzo contro cui si è scontrato mio cognato. E valuteremo se sarà opportuno adire le vie legali anche contro chi deve vigilare e ripristinare quell’incrocio perché sia sicuro».

Sono profondamente addolorati Barbara Aguzzi e Stefano Croci, rispettivamente sorella e cognato di Massimo Aguzzi, il 44enne di San Martino in Rio investito e ucciso da un autoarticolato mentre stava percorrendo, sabato mattina, con la sua bicicletta, via San Martino all’altezza dell’incrocio con via per Reggio a Campogalliano, hanno intenzione di ottenere giustizia e vogliono venga fatta una perizia per ricostruire l’accaduto.

«Massimo aveva diversi amici: ho sentito che si stanno organizzando per fare una raccolta fondi in sua memoria» – aggiunge Stefano imprenditore agricolo, che vive con la moglie a Quara di Toano.

«Ci hai lasciato troppo presto ora salirai in cielo mi mancherai tanto, fratello, ti voglio bene»: questo, invece, il messaggio che la sorella di Massimo, Barbara, ha affidato a facebook all’indomani dell’incidente. E non riesce a darsi pace Domenico Sanfelice, grande amico del 44enne, il quale gli aveva parlato al telefono appena 10 minuti prima che si verificasse lo schianto.

Domenico risiede a San Faustino, non distante dalla casa di Aguzzi, che si trova in via Casoni a Gazzata, e ieri mattina gli è toccato un compito difficile da affrontare: il riconoscimento dell’amico, alla Medicina legale a Modena, dove il corpo è a disposizione del magistrato.

«Sabato mattina Massimo mi ha telefonato precisamente alle 11.37, mentre io ero al Conforama con la mia famiglia, a Campogalliano – dice Domenico – mi ha chiesto dove fossi e mi ha detto che mi avrebbe raggiunto. Poi, vedendo che non arrivava, l’ho chiamato insistentemente, almeno una decina di volte, su entrambi i suoi numeri di telefono. Ad un certo punto, siamo tornati a casa nostra, a San Faustino. Durante il tragitto del rientro, abbiamo trovato la strada sbarrata dalle forze dell’ordine. Poi, intorno alle 15, sono andato al bar di Stiolo e, nel frattempo, ho ricevuto la telefonata della sorella di Massimo, Barbara, che mi ha spiegato quanto era successo. Solo allora ho realizzato che l’incidente sulla via del ritorno a casa era quello di Massimo. Quello dove il mio amico ha perso la vita. Era una persona speciale, Massimo, io l’avevo conosciuto 7 anni fa, ci vedevamo molto spesso. E non riesco ancora a credere a quanto è successo. Lui quando veniva a casa mia si rilassava: eravamo la sua seconda famiglia dato che i suoi parenti vivono lontano».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google