Gazzetta di Reggio

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Arci, circoli contro la decisione del “no”

di Luciano Salsi
Arci, circoli contro la decisione del “no”

Il direttivo ha bocciato la riforma Boschi ma non tutti sono d’accordo. Dino Bussei: «Mi dissocio: è sbagliato schierarsi»

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REGGIO EMILIA. «Finora al nostro interno nessuno si è dichiarato contrario alla nostra posizione» - aveva detto il presidente provinciale dell'Arci Daniele Catellani a proposito dell'ordine del giorno a favore del no nel referendum costituzionale, che è stato approvato dal direttivo nazionale e recepito dal provinciale. Non è esatto. Nei 143 circoli reggiani dell'associazione ricreativo-culturale serpeggia il dissenso e, soprattutto, prevale il disinteresse per un'iniziativa strettamente politica e, quindi, estranea alle attività socializzanti usualmente praticate nei circoli, dal gioco delle carte alle cene alle serate di musica e danza.

«Mi dissocio - dichiara l'82enne Dino Bussei, presidente del circolo Dribbling Il Quadrifoglio di Prato di Correggio - dall'Arci provinciale e nazionale. Indipendentemente dal merito della questione, ritengo che un'associazione autonoma e pluralista come la nostra faccia male a schierarsi sul referendum. Io sono per il sì, ma a titolo personale, non in quanto dirigente dell'Arci. Catellani ha riconosciuto che ognuno dei 143 circoli è libero di decidere in autonomia. Lo contesto. I circoli dell'Arci in quanto tali non devono prendere posizione per il sì o per il no, mentre i singoli iscritti possono schierarsi personalmente come vogliono».

La questione, in ogni caso, non è stata esaminata e dibattuta preliminarmente all'interno dei circoli. «Anche nel mio - precisa Bussei - non se n'è discusso e sarebbe stato un errore farlo, poichè teniamo insieme persone di diverso orientamento politico. Quindi non dovevamo essere coinvolti in questo tipo di scelte e non è democratico che un presidente provinciale si pronunci a nome di un'associazione che non ne ha discusso alla base». Anche Ivano Ballarini, presidente del circolo Pigal di via Petrella, difende l'autonomia dell'associazione, ma non contesta Catellani: «La presa di posizione del comitato provinciale dell'Arci - dice - è legittima, ma non riguarda i singoli circoli, a cui non è stato chiesto di schierarsi. Tra i soci che frequentano il Pigal si parla del referendum. Probabilmente prevale fra di loro la scelta del no, vista la tradizione operaia del circolo. Tuttavia il circolo non deve prendere posizione. Deve tenere insieme la gente, non dividerla. Per quanto mi riguarda, non sono iscritto al Pd e non ho ancora deciso come votare». Il circolo Rondò di via Rinaldi ha difeso in maniera ancora più netta la sua autonomia: «Mi avevano chiesto - riferisce il presidente Fabrizio Ficarelli - di allestire un banchetto per raccogliere le firme per il no. Ne ho parlato con i membri del consiglio direttivo, che si sono detti contrari. Perciò ho respinto la richiesta». Gioia Principe, presidente del circolo Stranieri di via don Luigi Sturzo, ammette il coinvolgimento, ma soltanto a livello informativo: «Sono stata informata della decisione dell'Arci attraverso le e-mail perché mi ero iscritta preventivamente al sito. Essa, però, non ci obbliga. Siamo affiliati all'Arci, ma rimaniamo autonomi e liberi. Del referendum non ci siamo mai occupati. Siamo troppo impegnati nelle attività sociali che interessano la popolazione del villaggio Stranieri, dai bambini agli anziani: i laboratori, i corsi di musica, le serate di aggregazione, le cene etniche. Di questo se ne occupa il nostro direttivo, composto da tredici persone di nazionalità diverse».

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